A pesca di Sport

La pesca individuale ha rappresentato da sempre uno dei principali strumenti utilizzati dall’uomo per procurarsi il cibo. Oggi, diventata pesca sportiva, deve convivere con le critiche di chi la vede solo come atto criminoso.
 

Da anni ormai la pesca sportiva è una passione da coltivare e vivere intensamente. Come tanti altri sport, anche la pesca sportiva “nutre” gli appassionati dell’adrenalina che nasce dal desiderio e dalla volontà di vincere una gara, una gara dove l’avversario è il pesce.

Per molti però non è così (si pensi alle polemiche animaliste), per molti la pesca è solo un vile atto perpetrato nei confronti degli animali marini. Il pescatore, tacciato di egoismo e insensibilità, è un omicida, un essere che mette il suo bisogno di passare il tempo davanti alla sofferenza che gli animali provano nel momento in cui vengono catturati.

Ma è veramente così?

 

Non ci si può limitare a questo pensiero, prima di individuare il vero nemico delle specie che abitano i nostri mari, così evidente ma raramente colpevolizzato, fermiamoci un attimo a riflettere.

Immaginiamo di vivere una giornata in mezzo al mare (o in corsi d’acqua dolce), quando le prime luci dell’alba iniziano ad illuminare la natura che ci circonda e il rumore delle onde a scandire il tempo. Pensiamo alle canne da pesca tenute in mano in attesa di quella vibrazione decisiva che indica, insieme alla sparizione del galleggiante, l’abbocco del pesce. Inizia la cattura della preda, il vero combattimento, fatto di incognite e di emozioni. E poi la vittoria. E poi il rilascio.

Sì, rilascio, perché molti non sanno che la pesca sportiva possiede ormai da tempo una sua etica, il cosiddetto “Catch and release” che prevede appunto il rilascio del pesce dopo essere stato catturato, perché il pesce non va mangiato ma solo “sfidato”. Inoltre, le tecniche sempre più evolute garantiscono sofferenza minima all’animale.

La pesca sportiva è studio, preparazione, astuzia. La pesca è attesa, un’attesa lunga, carica di sensazioni, emozioni, incertezze. Non si tratta di lanciare un amo e attendere passivi l’arrivo del pesce ma è qualcosa di più. Il pescatore si impegna a conoscerlo ancor prima di sfidarlo, a studiare il suo habitat, a rispettarlo a capire quale esca scegliere e individuare il punto giusto del lancio.

Ed è proprio questo il bello del gioco. Tecnica, esperienza e sensazioni consentono di vincere la sfida. Una sfida “sana” che seppur giocata non proprio ad armi pari avviene sempre nel rispetto delle regole.

Dunque, qual è il vero nemico dei pesci?

Esso è altrove, il vero nemico è quello che quotidianamente ci fa trovare nei supermercati un’infinità di pesci surgelati e non solo, disposti come fossero semplici confezioni di prodotti in scatola, tutti uguali, tutti ammassati uno sull’altro.

Pesci catturati senza rispetto per le specie e per l’ambiente, catturati per rispondere a quelle pseudo esigenze culinarie o a quelle economiche di qualche imprenditore senza scrupoli. Chi è questo nemico? La pesca su larga scala, quella industriale priva di ogni accortezza e rispetto per la natura.

Ecco perché bisognerebbe riflettere di più quando si pensa alla pesca sportiva e al pescatore. Egli non è niente di tutto questo, vive una filosofia di vita che come fine ha l’instaurazione di un buon rapporto con il mare e con i suoi abitanti. Insomma, uno sport apparentemente solitario ma di continua relazione, di ascolto ma soprattutto di amore e venerazione.