Distillato… che passione!

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Nella gran parte dello scenario comune, quando si pensa al whisky, si immagina uno dei tanti super alcolici che viene utilizzato più o meno inconsciamente da chi non è in grado di gestire il suo rapporto con le bevande alcoliche.

Non c’è pensiero più obsoleto ma soprattutto insensato. Vogliamo essere buoni pensando che questo pregiudizio nasca presumibilmente da una certa dose di ignoranza o meglio mancanza di curiosità nel voler approfondire la questione e scoprire cosa si nasconde veramente dietro la passione di bere whisky.

Anzitutto il whisky ha una sua storia, fatta di secoli e caratterizzata dall’eterno dibattito sulle sue origini. Le prime pratiche di distillazione del whisky risalgono a San Patrizio, protettore d’Irlanda, ma non ci sono documenti che lo confermano anzi, il primo riferimento ufficiale dell’aqua vitae è stato trovato in Scozia e risale al 1494. Questa mancanza è la fonte della famosa diatriba… il whisky è scozzese o irlandese? Chiedendo ai diretti interessati, gli scozzesi risponderebbero rivendicando il fatto che San Patrizio è nato in Scozia, quindi…

Il fascino della storia

Il distillato ha presto ampliato la sua presenza anche in altri paesi, dal Canada all’America dove nel 1707 divenne simbolo della libertà americana nei confronti degli inglesi. Anche l’Italia non è del tutto estranea alla storia del whisky, fu infatti il giovane italiano Giacomo Justerini a fondare la J&B Blended Scotch Whisky nel 1749.

Insomma una storia non certo giovane, che lo ha visto vincere anche contro il proibizionismo americano e che oggi lo vede come il distillato più prodotto e consumato al mondo. Pensate che lo si produce perfino in Giappone.

Già questa lunga storia, sicuramente da approfondire, sarebbe sufficiente per lasciarsi sedurre dal suo fascino che lo allontana nettamente dal semplice e banale concetto di bevanda alcolica e quindi… pericolosa.

Al di là del con-senso comune

Il nostro intento non è quello di difendere l’alcol ma piuttosto far capire che il whisky è qualcosa di più, è un rito, è condivisione, è una passione che per essere compresa andrebbe vissuta. Sicuramente negare che l’alcol sia dannoso per la salute delle persone sarebbe da ipocriti ma noi non siamo qui per questo e poi il problema lo conosciamo, è l’eccesso. Ma sappiamo anche che ogni cosa fa male se abusata. Pensiamo per esempio al cibo che nasce esclusivamente come fonte di sostentamento: mangiare troppo non fa male? Qui, come detto, non vogliamo parlare di questo ma di passione anzi di amore e l’amore, si sa, non è mai eccesso.

Oltre al processo di distillazione che nasconde conoscenze, tecniche e segreti di cui si spesso si conserva gelosamente il mistero e da cui nascono diverse tipologie di whisky – più giovani o più vecchi, blended o single malt considerati più nobili – c’è qualcosa di ancora più magico… la degustazione, un momento decisamente sensuale e perché no, romantico.

Degustare emozioni

Quando si degusta un whisky si chiamano in causa la vista, l’olfatto, il gusto e anche il tatto. Ognuno di questi sensi rappresenta una fase della degustazione e ogni fase è fondamentale per apprezzare il whisky che si sta bevendo e riconoscerne le componenti nascoste come il paese di provenienza, il metodo di invecchiamento e la sua età.

L’amante del whisky vive un momento pieno di immagini, conoscenze e ricordi aromatici che tornano alla memoria. Un momento soggettivo dove i differenti aromi che restano nel palato vengono associati ad esperienze passate personali.

Ed eccoci qui, giunti alla fine di un percorso storico-sensoriale. Viene solo da chiedersi: veramente il whisky è l’alcolico spersonalizzato di una serata come tante? Certamente no, il whisky è consapevolezza, conoscenza, convivialità ma soprattutto emozione perché in ogni whisky vive una storia unica.

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