Gli scacchi: il percorso verso lo status di “disciplina olimpica”

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Gli scacchi, sport della mente per eccellenza, stanno da tempo inseguendo l’obiettivo di diventare a tutti gli effetti uno sport olimpico.

Da tempo il mondo degli scacchi organizza autonomamente delle olimpiadi rivolte ai propri giocatori e al pubblico degli appassionati. In particolar modo, le versioni rapid (variante a tempo del gioco degli scacchi in cui ogni giocatore ha a disposizione un tempo che va da dieci a massimo sessanta minuti per finire la partita) e blitz (dove di solito il tempo massimo concesso a ciascun giocatore è di dieci minuti) sono tra le più gettonate o, in altre parole, le tipologie di competizioni che ottengono più riscontri a livello mediatico (soprattutto televisivo) essendo naturalmente più inclini allo spettacolo e al divertimento.

I numeri degli scacchi sono in continua crescita

Dati e numeri oggettivi, come il numero dei sostenitori e degli appassionati di questo sport che superano i 600 milioni nel mondo, legittimano questo inserimento. Un pubblico che è in continua crescita e vedrebbe di buon grado l’effettivo riconoscimento degli scacchi a disciplina olimpica. Sarebbe possibile, di conseguenza, creare un affascinante ecosistema che coinvolgerebbe diverse voci e darebbe risultati positivi in termini di visibilità e di crescita (ovvero di marketing e di comunicazione) di questo sport.

Per di più, esiste un precedente storico indubbiamente incoraggiante. Nel 1924 il comitato olimpico fece disputare un torneo di scacchi internazionale nella capitale francese, a Parigi, dove 55 giocatori provenienti da 18 paesi differenti si sfidarono in una serie di partite entusiasmanti e dall’alto coefficiente di difficoltà, mettendo in un campo una serie di tecniche e metodologie di gioco che, nell’occasione, affascinarono il pubblico mondiale.

L’integrazione di questo sport nella cerchia di quelli più importanti a livello internazionale rappresenterebbe, a cascata, una vera e propria affermazione delle discipline della mente a livello mondiale, agevolando il percorso di riconoscimento di altre attività simili come il poker o la dama e i videogiochi elettronici competitivi, gli eSports.

Dalla serie Netflix al cambiamento semantico del termine “Nerd”

I tempi sono maturi anche a livello ideologico e mediatico. Netflix, il colosso dello streaming, ha recentemente prodotto e presentato una nuova miniserie drammatica (creata da Scott Frank e Allan Scott) incentrata sulla vita di una bambina prodigio (e sul suo percorso di crescita personale e professionale) che insegue il sogno e l’obiettivo di diventare gran maestro degli scacchi. Una legittimazione che arriva quindi anche dal vasto mondo televisivo e cinematografico, che spesso tra i primi ha affrontato temi marginali e di nicchia, conferendogli un’importanza e una rilevanza senza precedenti.

In più, diventa obsoleto anche il significato legato al termine “nerd”, che spesso etichetta gli appassionati di questo sport e, in generale, delle discipline mentali. Questa parola ha cambiato completamente significato e dall’associazione poco positiva che a livello semantico contraddistingueva un certo tipo di persone e personalità, oggi essere “nerd” è un valore aggiunto e un appellativo di cui andare fieri. Un’associazione che esalta le capacità intellettive e mentali di un individuo e indica una passione molto forte per un argomento: in questo caso gli scacchi.

I punti di contatto tra gli scacchi e le attuali discipline olimpiche

Sono molte le peculiarità che il gioco degli scacchi possiede e che sono simili alle caratteristiche intrinseche delle discipline olimpiche. Il raggiungimento del livello professionistico corre su due binari che non sono infinitamente paralleli, ma si incontrano in punti di contatto e affinità che contribuiscono a legittimare pienamente le prime.

Se non si può naturalmente parlare di una somiglianza negli allenamenti e nella preparazione a livello fisico (per quanto anche questo sia oggetto di discussione, in quanto un esercizio fisico costante aiuta la persona a sentirsi bene con sé stessa, facendo sì che migliori il sistema nel suo complesso), il training e le attività mentali sono spesso superiori a quelle delle discipline olimpiche.

Ore e ore di esercitazioni, prove, addestramenti e simulazioni di situazioni di gioco sono il pane quotidiano di un giocatore professionista. L’intelligenza, lo studio costante, l’analisi dettagliata, l’abilità mentale, la rapidità di calcolo, di lettura, la lucidità di pensiero, la freddezza sono tutte peculiarità nobili che non sempre si acquisiscono fin dalla nascita; anzi, spesso vengono raggiunte con la costanza e la perseveranza. E, punto a favore, sono tutte caratteristiche che posseggono gli sport olimpici.

E allora, perché non equiparare le abilità della mente a quelle del corpo? Perché non assecondare una tendenza in atto nella contemporaneità che eleva sempre più lo spirito, la mente e l’affermazione dell’intelligenza e della capacità critica e mentale come fattori propulsivi e fattori guida per il presente e il futuro? I tempi sono maturi per un importante cambiamento di cui le istituzioni preposte possono rendersi protagoniste.

Photo by Hassan Pasha on Unsplash

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