Il crimine non nasce in tv

Amate ma anche criticate, le serie tv che parlano delle storie dei criminali realmente esistiti stanno vivendo un successo senza tempo.

Da diversi anni ormai le serie televisive hanno un impatto rilevante sui tempi e le modalità di fruizione del piccolo schermo. Ancor di più lo hanno quelle serie la cui trama racconta la storia di criminali che per il potere e il denaro utilizzano tutti gli escamotage illegali possibili e immaginabili. Spaccio di stupefacenti, traffico illegale di armi, sequestri, omicidi, rapine, sono questi i principali temi trattati puntata dopo puntata.

Come mai queste serie televisive fanno ascolti record, sono spesso argomento di dibattito tra amici, parenti, colleghi e rimangono impresse nella memoria per molto tempo? Il motivo, oltre al fatto che le trame per così dire “negative” attraggono irrazionalmente di più, è da trovare nella narrazione e nel modo in cui i personaggi – i criminali – vengono raccontati.

Di essi non si parla solo delle loro azioni brutali ma gli vengono attribuite anche emozioni “umane”, quelle considerate positive. In una serie tv il criminale non è soltanto cinismo, menefreghismo, cattiveria, malvagità e chi più ne ha più ne metta, egli è descritto diversamente da come ce lo immaginiamo. Pensiamo per esempio alle scene di vita quotidiana dove c’è sentimento, passione, ingenuità… insomma, scene lontane da tutto ciò che rappresenta il crimine.

Da passione a emulazione

Se da un lato questo è il motivo del loro successo, dall’altro rappresenta la scintilla per le tante critiche che le serie tv ricevono. Da molti vengono considerate pericolose perché generano emulazione. Si dice che chi le segue con fermento si appassiona al criminale, a colui che nella narrazione della vita reale sarebbe un “anti eroe” e che quando entra nel piccolo schermo cambia la prospettiva con cui viene percepito.

A cadere nel tranello dell’imitazione sono soprattutto gli adolescenti, specialmente quelli provenienti da contesti particolari dove le possibilità di emergere nella società in modo legale scarseggiano e dove l’accrescimento culturale è limitato.

La pericolosità resta un mistero

Ma davvero queste serie tv possono essere così pericolose? Sono veramente in grado di avere effetti negativi sui giovani che le guardano? A pensarci bene queste preoccupazioni sono pressoché infondate. Sarebbe ipocrita pensare che l’obiettivo di queste serie tv sia quello di influenzare le persone attraverso la connessione emotiva che si crea tra personaggio, oggettivamente negativo, e spettatore.

La verità è che questo modo di raccontare i criminali, un po’ romanzato, è solo uno stratagemma per tenere “incollati” allo schermo gli spettatori. Le serie tv non vogliono educare, ma informare o meglio raccontare (perché se volessero informare sarebbero probabilmente spaventosi documentari) la complessità di scelte estreme e devianti, raccontare una realtà orribile, rendere verosimili esperienze senza banalizzarle.

Se andassimo oltre poi vedremo che le vere vittime sono i personaggi stessi, i criminali. Vittime delle loro esistenze, delle persone che amano, vittime dei propri ideali. Molto spesso la delinquenza è l’unica soluzione ad una vita “comoda”, una comodità apparente e deleteria che porta all’autodistruzione. L’ebbrezza del potere dura solo pochi istanti all’interno di vite intere dominate dalla tragedia. L’ascesa è seguita da una rapida, rumorosa e dolorosa discesa.

Allora viene da chiederci: chi vorrebbe veramente vivere questo tipo di vita? Chi aspira al potere rischiando di perdere tutto in un attimo? Se esiste una mitizzazione si tratta di una mitizzazione che non invoglia l’emulazione ed è solo funzionale alla presa sul pubblico.

Dove nasce l’”esigenza” criminale

Il problema quindi è alla base, è da riscontrare nella capacità e nell’intelligenza delle persone di scindere tra realtà dei fatti criminosi e ciò che viene rappresentato. Quando tra i giovani si diffonde l’”esigenza” della criminalità non è certo a causa delle serie tv ma per l’assenza di ambienti sociali (famiglia, amici, stato) o per la loro incompetenza di imprimere nella mente dei ragazzi la capacità di discernimento e di disprezzo per il male reale.

La criminalità poi esiste da molto prima delle serie tv che invece potrebbero essere uno strumento per far conoscere, comprendere e giustamente ripudiare la realtà criminale.