Il Lockdown e il fumo: tre aspetti critici

lockdown e fumo

Il lockdown totale che c’è stato durante la scorsa primavera e quelli più o meno stringenti degli ultimi mesi hanno messo a dura prova le persone, che hanno visto moltiplicarsi le difficoltà quotidiane.

Oltre al presentarsi di nuove criticità, all’accentuarsi di vecchi e nuovi problemi, il lockdown è stato un momento di sofferenza collettiva che ha sconvolto le abitudini, i ritmi e le ciclicità delle persone.

Stati nervosi, stress e ansia hanno peggiorato sensibilmente la salute mentale, e di conseguenza fisica, degli individui. In alcuni casi, attività che prima venivano svolte senza particolari conseguenze negative, come il fumare una volta ogni tanto per semplice passione, o per rilassarsi, sono diventati dei vizi con una forte componente negativa. Dunque, che conseguenze ha avuto il lockdown sul fumo?

 

Il Lockdown ha distrutto la componente sociale del fumo

Il fumo, nonostante le feroci critiche dell’opinione pubblica sui suoi effetti più o meno dannosi e sugli usi eccessivi o impropri, contiene da sempre un elemento connaturato alla sua stessa esistenza e gestualità: la socialità.

Quante amicizie e quante nuove relazioni sono nate da semplici frasi come “hai da accendere” oppure “hai una sigaretta”. Almeno una volta è successo a tutti di assistere a una simile situazione. E quante chiacchiere sono nate tra sconosciuti solo per il fatto di aver condiviso, magari, una sigaretta o del tabacco? 

Il lockdown, purtroppo, ha ridotto praticamente a zero questa componente relazionale, facendo perdere all’attività del fumo un grande valore. Tutti i rapporti sociali hanno accusato il colpo e risentito della situazione, che ha modificato le stesse attitudini psicologiche degli individui. Al momento attuale, forse in pochi si avvicinerebbero a degli sconosciuti per condividere un momento sereno e spensierato di socialità condivisa.

 

Il lockdown ha accentuato il fumo nervoso a discapito di quello passionale

Non solo il lockdown ha azzerato il valore sociale e relazione del fumo, ma ha anche cambiato le stesse peculiarità e connotazioni specifiche del gesto. Per molti, fumare non è un’abitudine nociva, un vizio negativo e incontrollato, ma un semplice modo di scaricare la tensione, di rilassarsi in momenti di particolare tensione, di assaporare il gusto intenso di un particolare momento.

Pensiamo ad esempio al fumo del sigaro, una passione che viene da lontano, un rito magico, una liturgia che ha i suoi gesti precisi e delicati: taglio, accensione, la stessa fumata. È proprio puntando su questa attenzione al dettaglio e questa ricercata lentezza che questo gesto si trasforma in un’esperienza piacevole e gratificante.

Il lockdown, invece, ha in molti casi trasformato quella che per molti era una semplice passione, un’attività di stacco piacevole dalla quotidianità, in un’attività nervosa e, spesso, scarsamente controllata. L’ansia, la frustrazione psicologica, lo stress hanno esasperato questo gesto, che in questo modo può diventare potenzialmente più rischioso, un vizio nocivo.

 

Una vita sedentaria accentua i lati negativi del fumo

Il terzo aspetto di questo rapporto tra il fumo e il lockdown è da ricercare nello stesso ambiente del lockdown: i luoghi di abitazione. La sedentarietà, infatti, accentua in maniera importante tutte quelle criticità legate al fumo.

Il perché è presto detto. Una vita arricchita da una giusta alimentazione e da un’attività sportiva costante che mette in moto e tiene in salute tutto il corpo umano, diminuisce drasticamente i potenziali rischi legati al fumo. Un qualcosa che invece il lockdown ha praticamente inibito, costringendo le persone a stare a casa.

Una parte, decisamente importante, delle conseguenze psicologiche che il lockdown ha avuto e sta avendo tutt’ora sulla salute degli italiani. Degli aspetti che non vengono mai trattati, che passano in secondo e in terzo piano rispetto ad altri, ma che invece meriterebbero un’alta attenzione e un accurato approfondimento.

 

Photo by Dimitri Bong on Unsplash

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