La caccia: istinto e strumento regolatore della natura

caccia istinto innato

La caccia, nonostante sia praticata in misura minore rispetto a diversi anni fa, non smette di convivere con quelle posizioni critiche che la inquadrano come il male supremo per la natura.

Nonostante la caccia esista da sempre, il pensiero comune, o meglio quello che per frequenza e non per giustezza possiamo considerare come il pensiero comune, la vede come un qualcosa di nocivo e pericoloso per la natura.

Senza dimenticare il fatto che viene considerata come una pratica inutile e incomprensibile. Insomma, una panacea di critiche che rappresentano il fondamento della diatriba “caccia sì”, “caccia no”. Ma dove nasce tutto questo? E soprattutto, perché si giudica un qualcosa che nonostante le evoluzioni della natura e dell’essere umano ancora esiste e lo fa sotto diverse forme?

Probabilmente la volontà di criticare proviene da quell’ignoranza, che per essere buoni chiameremo pigrizia, su quella che è la reale funzione della caccia e sui veri motivi della sua esistenza.

 

Perché la caccia è importante?

Ad oggi, qualsiasi ambiente naturale ha subito il processo di antropizzazione che vede l’uomo intervenire sul territorio per adattarlo o meglio trasformarlo a suo “favore”. Nelle zone dove i cacciatori non ci sono più o sono diminuiti – oppure dove la caccia è vietata – è calata vertiginosamente la biodiversità e molte specie animali sono sparite.

In Africa, per esempio, questo accade dove non si praticano abbattimenti mirati, mentre al contrario è successo che alcune specie “ricomparissero”. Il motivo? Lo spieghiamo con un piccolo esempio: se mettessimo lupi e agnelli in una piccola isola senza alcun controllo morirebbero tutti.

Questo per dire che il cacciatore, con la sua pratica, regola e gestisce la fauna selvatica garantendo la varietà dell’ecosistema e la sopravvivenza del patrimonio naturale. Il cacciatore, quando frequenta i diversi ambienti “naturali”, si prende cura di essi i quali, autonomamente, non sarebbero in grado di conservare una sufficiente varietà di specie animali.

E se ne occupa non soltanto per conservare le specie animali, ma anche per salvaguardare il territorio stesso: quando la presenza di grandi animali è fuori controllo a rischiare sono i boschi, le piante, i campi coltivati e i prodotti della terra. Pensiamo, per esempio, al caso dei cinghiali che con il primo lockdown sono proliferati mettendo a rischio la nostra salute per la possibilità di trasmissione della peste suina e allo stesso tempo le coltivazioni e quindi l’industria alimentare che sfama milioni di italiani.

 

Amore per la natura e divertimento

Andare a caccia è vivere la natura con un ruolo ben preciso. Il desiderio del cacciatore è quello di rendere la natura sempre più ricca di vita e non certo il contrario. Un amore incondizionato che chi non vive i boschi o la campagna ed è invece inglobato nella routine chiassosa metropolitana non può certo capire. Tornando alla pigrizia iniziale, comprendere il valore della caccia significa conoscerla e ammettere l’amore che si ha per la natura.

E quando invece si sente dire “ma come si fa a cacciare per puro divertimento”? Certo, ci imbattiamo sicuramente in un’altra sfaccettatura delle critiche alla caccia ma in questo caso prevale l’aleatorietà e l’incoerenza nei confronti della natura dell’uomo.

Se è vero che si può cacciare per divertimento e senza un preciso bisogno, è anche vero che il divertimento stesso, o volendo essere più precisi il gioco, è un bisogno innato che l’uomo possiede. Senza divertimento la nostra vita sarebbe molto più triste.

 

Accettare la nostra… di natura

Come detto all’inizio la caccia esiste da sempre, si è trasformata nel tempo come si è trasformato l’uomo, la natura e la natura a causa dell’uomo. La caccia è quindi un istinto che abbiamo nella nostra natura di esseri umani e che è ben radicato.

Senza soffermarci troppo sulle critiche e tralasciando l’incoerenza di molti che vedono la caccia come un mostro da abbattere e lo pensano, magari, mentre spingono un carrello pieno di carne di animali allevati in modo discutibile – dal trattamento al cibo con cui vengono nutriti – bisognerebbe cambiare prospettiva e iniziare a voler comprendere il perché della caccia, il perché della sua utilità sociale e ambientale.

Tutto questo pensando sempre che cacciatori si nasce, non ci si diventa. Sarà poi il tempo a decidere sul manifestarsi o meno di questo istinto.

 

 

Photo by Shawn ‎ on Unsplash

Recommended Posts