La scolarizzazione del videogioco

I “demoniaci videogiochi”, capaci di dividere nettamente le fazioni dei sostenitori e di chi, invece, li vorrebbe eliminare totalmente dalla faccia della terra. Colpevoli secondo loro dell’alienazione, la violenza, l’abbrutimento dei propri figli. E se ci fosse un modo per inserirli nella DAD? Non potrebbero essere una risorsa strategica per coinvolgere attivamente gli alunni digitali?

È possibile che i videogiochi possano essere di utilità per l’insegnamento? Esistono dei materiali estremamente semplici che possono essere usati per l’apprendimento della grammatica e della storia, suddivisi per difficoltà e fasce d’età, che prevedono uno spettatore passivo oppure più interattivo.

Questa tipologia di videogiochi viene utilizzata particolarmente nei casi di disturbi dell’apprendimento, dove i modi per conoscere sono differenti. I videogiochi sono anche efficaci da un punto di vista cognitivo: “Si è notato che tramite il canale percettivo-visivo è più facile apprendere, come per un film“. Infatti, la maggior parte dei giochi virtuali sono dei problem solving che attivano cognitivamente funzioni di analisi, discriminazione, strategia, riflessione. Lo stesso discorso può valere anche nel caso di titoli creati appositamente per divertire l’utente con le dovute precisazioni, dal momento che questi ultimi sono arricchiti di elementi di violenza.

Minecraft inserito nel piano Nazionale della Scuola Digitale

Il videogame più giocato al mondo è diventato una risorsa didattica che si è diffusa in poco tempo dalla scuola primaria alla secondaria di primo e secondo grado. Minecraft, seconda parola più cercata su You Tube (dopo musica), è ormai una metodologia già molto usata per l’apprendimento.

“È Utilizzato e scelto dagli insegnanti come strumento didattico da almeno cinque anni in Italia, con l’obiettivo di coltivare negli studenti la soft skill più importante tra tutte: la creatività.” – sostiene Marco Vigelini, tra i primi dieci educatori mondiali con Minecraft. –  “Equivale a disporre di un Lego digitale col quale si possono costruire mondi ricreando strutture molecolari o impianti elettrici, figure geometriche o mappe geografiche e molto altro, senza limiti”.

L’estensione dell’accordo sul PNSD ha generato un protocollo d’intesa tra Microsoft e Miur nel maggio 2015 sull’incremento di percorsi e contenuti didattici innovativi per l’insegnamento del pensiero computazionale. E proprio per lo sviluppo delle competenze digitali sono stati identificati strumenti e piattaforme quali MakeCode e Minecraft: Education Edition.

Disuguaglianze digitali

Quello che però dobbiamo assolutamente combattere è la possibile disuguaglianza che potrebbe derivare tra chi ha a disposizione tutti i mezzi digitali utili e chi invece no.

Molto dipenderà anche dagli effetti degli investimenti delle ultime settimane per l’acquisto di computer e tablet per scuole e studenti previsti dalla legislazione di emergenza.

Si contano 4.905 istituti scolastici, quasi il 90% dei potenziali candidati, che hanno partecipato al bando del Piano operativo nazionale del Miur da 80 milioni, finalizzato all’acquisto di pc, tablet e dispositivi per la connessione internet nelle scuole elementari e medie, per un totale di circa 64 milioni di euro.

Mentre il decreto Cura Italia ha stanziato 85 milioni di euro in questa direzione: 70 per dotare gli studenti meno abbienti di dispositivi digitali in comodato d’uso, 10 per le piattaforme necessarie alla didattica a distanza, 5 per la formazione del personale.

Sembra palese che la scuola sia destinata ad un balzo evolutivo non indifferente. Che aspetto avranno le aule studio e di informatica dal prossimo settembre dipenderà anche da come verranno spesi questi soldi.

Ma è palese che cambiando l’impostazione delle scuole anche la didattica dovrà adattarsi, e quindi, l’ingresso dei videogiochi come modello di studio potrebbe essere un’evoluzione più che naturale.

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