Le arti marziali: il falso mito dell’incitamento alla violenza

arti marziali

Da sempre esiste un dibattito sulla possibilità che le arti marziali e più in generale gli sport da combattimento fisico, contribuiscano a diffondere e a far crescere la violenza nella società.

A causa di spiacevoli fatti di cronaca, di incidenti quotidiani o di altre situazioni che mettono in luce atti di violenza tra persone, ritorna sulla bocca di tutti il delicato argomento dell’insegnamento delle arti marziali, che divide l’opinione pubblica in due grandi fazioni con opinioni e considerazioni opposte sul fenomeno.

Da una parte si trova chi punta il dito contro di esse, accusandole di istigare la violenza e di fornire tutti i mezzi ai praticanti per poterla usare, senza limitazioni, su altre persone; dall’altra c’è chi difende queste discipline, perché, oltre ad essere uno sport molto affascinante con una tradizione più che millenaria, rappresentano un vero e proprio stile di vita che contribuisce a far crescere l’individuo – promuovendo ad esempio l’autocontrollo – e allo stesso tempo sono un concreto aiuto per le persone che provengono da contesti sociali molto difficili.

Le origini delle arti marziali

Le arti marziali sono un insieme di discipline, di metodi di combattimento codificati con tecniche e movimenti precisi, di pratiche fisiche e anche mentali nate in Oriente (Cina, Giappone, Corea) più di duemila anni fa.

Nel corso della storia queste discipline si sono evolute, hanno incontrato tante culture e subito contaminazioni con gli usi, i costumi, le tradizioni provenienti da diverse zone del mondo, tra cui quella occidentale. Il termine che si usa oggi, infatti, deriva dalla lingua latina e significa “arti di Marte”, ovvero il Dio romano della guerra.

Le arti marziali, inoltre, fin dalla loro nascita sono legate a una forte componente spirituale e religiosa, pensiamo per esempio al buddismo, una religione molto diffusa in Oriente che permea la struttura e le tecniche di molte discipline. Ecco perché l’uso della meditazione, del controllo del respiro e della calma interiore sono alcuni dei capisaldi delle arti marziali. Non a caso, nell’immaginario collettivo, esse sono da sempre connesse a templi e luoghi sacri della cultura orientale.

Più di uno sport da combattimento

Ecco che, senza ombra di dubbio, considerato il loro legame con la spiritualità, le arti marziali sono molto di più di uno sport da combattimento corpo a corpo. Anzi, per molti appassionati e praticanti, sono un vero e proprio stile di vita, una filosofia, un insieme di principi utili anche al di fuori dell’esercizio della disciplina.

Tra queste regole di comportamento ci sono ad esempio il rispetto dell’altra persona, la gentilezza, la calma interiore, la sicurezza nell’affrontare le situazioni e soprattutto la regola secondo cui le arti marziali non vanno mai usate al di fuori del luogo di esercizio e pratica, a meno che non sia strettamente necessario per difesa personale.

Queste sono le motivazioni per cui, secondo molti, le arti marziali rappresentino un vero e proprio processo di crescita e mentre si praticano si vive uno scambio di cultura e di conoscenze. Attraverso queste discipline si veicolano i valori utili alla formazione personale e alla vita di tutti i giorni, si sviluppa l’autostima, il proprio io e si migliora in modo armonioso il rapporto con gli altri e il mondo circostante.

 

Incitare la violenza: un falso mito duro a morire

Nonostante tutte queste caratteristiche e peculiarità positive, le arti marziali sono spesso oggetto di feroci critiche per il loro presunto incitamento alla violenza fisica. Ciò che si dice, infatti, è che queste discipline forniscano tutti i mezzi necessari affinché una persona possa esercitare violenza su un’altra.

Il punto della questione è però oggettivamente un altro. È naturale che delle discipline che si basano sull’utilizzo del corpo attraverso lo scontro fisico presuppongano l’uso della forza, ma è tra gli insegnamenti primari quello di non usare questa forza contro le persone – se non strettamente necessario in caso di difesa personale – al di fuori dei luoghi di allenamento. I ragazzi che scelgono di praticare una disciplina ne sono ben consapevoli, perché i maestri e gli istruttori fanno di questo insegnamento un mantra imprescindibile.

È dunque completamente sbagliato dire che le arti marziali incitino alla violenza, come è sbagliato dire che lo facciano anche gli sport da combattimento in generale, il pugilato per esempio. Inoltre, se si analizza la questione da un’altra prospettiva, queste discipline possono rappresentare un aiuto concreto per diminuire la violenza, invece che promuoverla. Si pensi a tutti quei ragazzi che vivono in un contesto socio-culturale complesso, che tendono alla delinquenza e non hanno possibilità di sfogare la propria rabbia e frustrazione. Per loro, le arti marziali possono rappresentare una vera casa, una famiglia, un ambiente che può accoglierli e farli crescere secondo sani principi di vita, primo fra tutti l’autocontrollo delle proprie emozioni, il rispetto verso l’altro e l’eliminazione della violenza. 

Il punto fondamentale, allora, è di certo un altro: non sono le arti marziali violente, e di certo non sono promotrici di violenza. Sono violente tutte quelle persone che le usano in modo improprio andando contro tutte le regole stabilite. Persone che spesso hanno bisogno di un aiuto psicologico. Ancora una volta, quindi, sta all’intelligenza e alla responsabilità del singolo scegliere di fare del male, o come dovrebbe sempre essere, fare del bene.

 

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