Medicina tra razionalità e ragionevolezza

medicina, scienza e scientismo

La medicina necessita di un’apertura mentale tale da rinnegare qualsiasi posizione di scientismo che al contrario trova nella scienza l’unica fonte valida di sapere. 

Lo “scientista” è colui che considera come unica forma valida di sapere, la scienza, superiore a qualsiasi altra forma di conoscenza. Per queste persone la scienza finisce per essere sostanzialmente una “definizione chiusa che in medicina purtroppo non funziona e crea in realtà molti problemi. 

Più producenti le definizioni aperte nelle quali le razionalità si confrontano con altre razionalità, le conoscenze sono molteplici e i modi di conoscere diversi. La scienza in medicina se usata in modo dogmatico ha nefasti effetti collaterali. Per cui non è in discussione il suo valore ma il modo di usarla.

Qual è il ruolo del medico

Il medico non è mai solo scienziato, è anche un filosofo, un pragmatista, un tecnico, una figura dalle molteplici sfumature. In un malato le oggettività e le soggettività della malattia non sono separabili, avere più sensibilità è fondamentale per comprendere fino in fondo ogni singolo paziente e le diverse situazioni. Non chiudersi in un ruolo definitivo è molto difficile.

Gli errori, gli abbagli, gli equivoci sono costantemente in agguato. In fondo anche il medico è un uomo. La medicina nella sua storia ha sempre cercato solide verità scientifiche, ha rischiato di cadere in tentazioni scientistiche. Il confine è davvero molto labile. Mantenere una posizione aperta è fondamentale, prima di tutto, per non escludere nessuna ipotesi verso i pazienti. 

La mancata occasione “Di Bella”

Quando la medicina prende posizioni troppo rigide, rischia di perdere occasioni importanti di crescita. Nel ’99 con il caso Di Bella l’oncologia perse una grande occasione di dialogo sociale, proprio perché si arroccò nel suo scientismo, non riuscendo a sintonizzarsi né con la disperazione umana né con i nuovi significati culturali di cura. 

Certamente i principi attivi impiegati in quel trattamento risultarono inefficaci alla sperimentazione, ma come hanno dimostrato, tante innegabili testimonianze, il modo di curare di quel trattamento, la personalizzazione delle terapie, la conoscenza minuziosa del malato, il suo coinvolgimento, la filosofia terapeutica di fondo, avrebbero meritato più scienza e meno scientismo e quindi più attenzione da parte degli oncologi. 

Cosa impediva all’oncologia di trasferire quel patrimonio di esperienza alle cure oncologiche a comprovata efficacia terapeutica? Una terapia non è fatta solo da sostanze o da cellule ma anche da modi di curare.

Oggi la cura è molto di più della terapia, oggi il rimedio è molto di più di un farmaco. Oggi è importante, al pari della terapia, la relazione terapeutica. Quindi ribadisco il mio sì convinto alla scienza e un no altrettanto convinto allo scientismo.

 

Photo by Enric Moreu on Unsplash

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