Non riesco a voler smettere

In molti sostengono che smettere di fumare il sigaro sia un bene per la nostra vita ma ci sono tanti altri, annoiati dal conformismo e consapevoli dei rischi, che non cedono a questa passione.

“I sigari mi sono serviti per cinquant’anni come protezione e come arma nella battaglia della vita… essi sono in grado di dare un immediato piacere e indipendenza dal mondo esterno”. Di chi sono queste parole? Ebbene sì, sono di Sigmund Freud, sicuramente più famoso per essere il fondatore della psicoanalisi piuttosto che per la sua passione per i sigari.

Proprio così, fumare il sigaro è una passione e non un vizio. Molto spesso, infatti, esso viene stigmatizzato (e con lui i suoi appassionati), accostato alla sigaretta e a tutto ciò che di negativo c’è “dietro” al gesto di fumarla: “Come può definirsi passione un qualcosa che può fare del male?” Certamente, sarebbe insensato negare che il sigaro può avere effetti nocivi per la salute ma ciò non toglie che esiste una distanza abissale tra il motivo per cui si sceglie il sigaro invece della sigaretta.

Una passione che nasce da lontano

La passione per il sigaro viene da lontano ed è la storia a raccontarcelo. Tanti sono i personaggi che hanno manifestato il loro amore verso questo “strumento”: dal primo ministro britannico Winston Churchill che si faceva fotografare sempre con un sigaro in bocca fino al presidente americano John Kennedy.

Non solo politici ma anche artisti come il compositore Giacomo Puccini o il pittore Amedeo Modigliani che sono stati anche fonte di ispirazione per i produttori di sigaro; si pensi appunto al sigaro “Puccini” o al “Modigliani” prodotti dalle Manifatture Sigaro Toscano. Insomma, personaggi che hanno scritto la storia grazie anche a questa loro passione.

La storia del sigaro, però, non ha visto soltanto personaggi illustri e famosi, ma anche e soprattutto persone comuni, persone come noi che da sempre vivono il sigaro come hanno fatto i Churchill o i Kennedy di turno.

Il gesto magico di fumare il sigaro

Si tratta di un rito e come ogni rito anch’esso ha i suoi atti: dal taglio all’accensione fino ad arrivare alla fumata che è un momento molto particolare perché il fumo non si aspira ma si fa roteare e si gusta in bocca, come si fa con un buon vino. Questo è il motivo per cui il sigaro viene chiamato “fumo lento”. E come ogni rito vive di accessori: tagliasigari, umidificatori per la conservazione, custodie in legno fino allo “smoking jacket” che apparve per la prima volta a metà ottocento e attualmente usato in occasioni particolari e nella sua versione più moderna.

Fumare il sigaro è quindi un gesto artistico pieno di curiosità e mistero. La fumata richiede tempo, attenzione e cure particolari per far sì che essa diventi un’esperienza piacevole e gratificante. Il “fumo lento” unisce più di quanto si possa immaginare; è occasione di dibattito e rappresenta la massima unione tra il fumatore ed il “suo” sigaro.

A tutto ciò potremmo aggiungere che il sigaro è anche tradizione, una tradizione legata alla qualità della produzione. Di cosa stiamo parlando? Della nostra produzione… esatto, di quella produzione che fa del “nostro” sigaro uno tra i più apprezzati al mondo, allo stesso modo del vino (altro vizio inutile secondo certi canoni di moralità!). Insomma un prodotto “tipico” che andrebbe valorizzato, difeso e non nascosto dietro le grinfie della legge perché anch’esso fa parte di quel paniere di eccellenze che rendono l’Italia un paese unico.

Appassionati non più “emarginati”

Ma torniamo al concetto iniziale, a quella “emarginazione sociale” che subiscono gli amanti del sigaro. Il rituale, la storia e gli accessori così come raccontati, cosa c’entrano con una semplice sigaretta? Nulla, il rituale del sigaro non è minimamente paragonabile al gesto di fumare una sigaretta, un gesto tipicamente incontrollato, istintivo e molto spesso… solitario.

E allora, forse, sarebbe meglio andare a fondo e tentare di scoprire quei segreti di una passione che va avanti ormai da secoli.

Una passione da vivere sì responsabilmente ma anche e soprattutto con la libertà di poter eccedere perché chi fuma il sigaro fa una doppia scelta, da un lato sceglie l’amore per l’oggetto e dall’altro sceglie di rispettare i rischi e le conseguenze che possono insorgere.

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