Il videogioco è diventato una cosa “seria”

videogiochi online

I videogiochi, da sempre associati alle generazioni più giovani, ai bambini e soprattutto agli adolescenti, attraggono sempre più brand che decidono di investire al loro interno.

Nell’immaginario collettivo – ovvero quell’insieme dinamico e in continuo mutamento di simboli, immagini, miti, storie che definiscono una data cultura e contribuiscono a crearla e modificarla nel tempo – i videogiochi sono essenzialmente associati alla cultura giovanile e adolescenziale, soprattutto maschile.

Ma nell’ultimo periodo, grazie anche alle sofisticate innovazioni tecnologiche e a una serie di fattori interconnessi che sono intervenuti nel mondo videoludico, i videogiochi hanno assunto un’importanza sempre maggiore all’interno della società, spesso nodi nevralgici di grandi investimenti dei brand.

 

Cambia lo status socio culturale dei videogiochi

I videogiochi hanno vissuto negli ultimi anni un cambiamento radicale. Da semplici passatempi, utilizzati perlopiù nel tempo libero o nei momenti vuoti, sono diventati delle complesse architetture multimediali e delle passioni sempre più forti per milioni di persone. Non solo, i loro contesti d’uso si sono moltiplicati.

Contemporaneamente si è innalzato anche il loro status socio-culturale. Spesso i videogiochi odierni, soprattutto quelli che mettono al centro storie e racconti molto approfonditi, vengono letteralmente paragonati a elementi culturali come film, serie tv, libri, con un qualcosa in più che li rende totalmente unici: l’interattività.

Questa alchimia di forma e contenuto apre enormi possibilità per i videogiochi, che da fenomeno di nicchia stanno avendo un successo straordinario a livello internazionale. C’è inoltre da considerare che le generazioni dei giovanissimi sono nate direttamente con questi strumenti: un dettaglio che assume un’enorme rilevanza.

 

I Brand investono nei videogiochi

Questa rilevanza sempre maggiore che sta acquisendo il mondo videoludico ha interessato in maniera importante molti brand, che hanno deciso di investire all’interno di questo universo.

Si pensi ad esempio agli eSports, le competizioni professionistiche di videogiochi, che nell’ultimo periodo hanno fatto registrare dei numeri altissimi sia a livello di spettatori che di ricavi e guadagni, anche grazie alle limitazioni e alle chiusure imposte dalla crisi epidemiologica.

In conseguenza di ciò, brand endemici (cioè originariamente legati al settore, come aziende produttrici di componenti per computer o console) e non endemici (che cioè non sono legate al settore videoludico, come aziende legate al mondo dell’abbigliamento o del food&beverage) hanno fatto la loro comparsa all’interno di questi grandi palcoscenici, sponsorizzando gli ambienti, i giocatori e le relative squadre che partecipano alle competizioni.

Ma i Brand non si limitano a semplici sponsorizzazioni, pur essendo molto efficaci in termini di aumento di visibilità e di ritorni economici importanti. Spesso investono direttamente all’interno del videogioco.

 

Il videogioco amplia le proprie connessioni

Investire all’interno del videogioco significa cambiare l’ambiente nel quale giocano gli stessi giocatori (come è stato il caso del fenomeno videoludico dell’ultimo periodo, Fortnite). Significa personalizzare i vari avatar con magliette brandizzate, costumi legati a film o marchi importanti, creare delle nuove modalità e sfide che mettono in risalto i valori del brand e la sua immagine.

Significa arrivare ad un pubblico giovanissimo che non è ricettivo alla pubblicità tradizionale e può essere raggiunto solo tramite il videogioco, che diventa un catalizzatore di attenzione e di audience. Significa avere il coraggio di spingersi oltre, in territori ancora largamente inesplorati, per intercettare nuove opportunità che solo in pochi riescono a vedere.

Considerate tutte queste attività, queste prospettive, queste implicazioni simultaneamente sociali, culturali ed economiche, come può quindi il videogioco essere considerato ancora un semplice strumento passatempo per adolescenti e bambini?

Esso è diventato il nodo nevralgico di un ecosistema che sta facendo passi da gigante, e che con molta probabilità rappresenterà uno dei pilastri del prossimo futuro. Ecco che dunque, il videogioco, è diventato una “cosa seria”.

 

 

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L’in-game advertising: opportunità o pubblicità invasiva?

pubblicità giochi online

La pubblicità è spesso vittima di critiche e vista come un’attività troppo intrusiva, che è presente in qualsiasi momento e da qualsiasi parte. Ma nuove possibilità tecnologiche stanno cambiando questa impostazione.

Si parla da sempre e con ogni accezione possibile di trionfo del capitalismo, di società ormai mercificata, di una pubblicità che non fa altro che risultare aggressiva per il pubblico che resta molte volte infastidito dall’overload informativo che deve sopportare. Ma oggi, grazie alle potenzialità e alle opportunità del digitale e di settori all’avanguardia e in netta crescita come quello del gaming, si aprono nuove soluzioni che potrebbero cambiare questo pensiero comune.

Principali pro e contro della pubblicità

La pubblicità, si sa, è come se esistesse da sempre, perché è legata essenzialmente all’attività commerciale dell’essere umano. Si hanno testimonianze di annunci e messaggi promozionali già nel Mondo Antico, quando principalmente a voce e con il passaparola si tentava di far girare le notizie su determinati prodotti, servizi, questioni.

Spesso si pone l’accento sui lati negativi di questo strumento. Lati negativi che, come è chiaro, sono stati accentuati dall’avvento del digitale e dell’online che hanno aumentato a dismisura gli spazi disponibili per le inserzioni e abbassato notevolmente i costi.

Ma ci sono anche dei lati positivi. Essa può aiutare a scegliere un prodotto nel momento del bisogno, ha una funzione informativa importante e contribuisce ad avvicinare l’azienda e il pubblico di riferimento.

In più, può assumere un ruolo importante ed essenziale in alcuni particolari contesti, che contribuiscono a limare la sua componente invasiva e a conferirle un ruolo dal significato diverso.

 

Nuovi contesti, nuove occasioni: l’in-game advertising

L’avvento del digitale non ha solo amplificato gli spazi disponibili per la pubblicità, ma ne ha creati di nuovi. Cambiano i canali a disposizione, le leve di valore e di potere, i rapporti tra brand e persone, gli stessi destinatari che proprio perché insofferenti alle forme classiche della pubblicità ne cercano altre.

Ad esempio, nel mondo del gaming legato ai videogiochi, un settore notevolmente in crescita grazie anche alla visibilità e al successo che stanno avendo gli eSports e alla sempre maggiore legittimazione del gioco a livello culturale e sociale, sta sempre più prendendo piede un tipo di pubblicità che si chiama in-game advertising.

Essa consiste nell’inserimento, all’interno dei videogiochi, di spazi che pubblicizzano aziende reali e che assumono la forma di banner, cartelloni, spot, oggetti brandizzati, infografiche. Ma perché si usa questa tecnica? Essa è una forma di pubblicità che non risulta pesante per il pubblico, non è invasiva e si integra perfettamente con l’ambiente che ospita.

Non è un caso che i principali giochi che ospitano strumenti del genere siano quelli sportivi o che simulano la realtà: questa pubblicità contribuisce a rendere più realistico l’ambiente e a creare il più possibile un universo che assomigli alla realtà.

 

Leggere la pubblicità in una nuova prospettiva

Come si è visto, dunque, questo salto di qualità è reso possibile proprio da una forma pubblicitaria che ha sfruttato saggiamente le evoluzioni tecnologiche odierne. Da attività “di troppo” e indesiderata essa può arrivare ad assumere, nei contesti giusti, un ruolo molto positivo.

Una forma ancor più innovativa di inserimento pubblicitario consiste nel far sì che un oggetto brandizzato sia funzionale al proseguimento della storia da parte del giocatore. Non solo i giocatori sono ben disposti verso questa tecnica, ma in questo modo la pubblicità diventa una caratteristica del gioco e non una distrazione fastidiosa.

E, cosa fondamentale, non viene perso lo scopo principale del messaggio pubblicitario. Il banner inserito all’interno del videogioco permette di veicolare un messaggio preciso in una forma chiara, soft e non intrusiva ma discreta. Una forma di advertising coerente e contestualizzata che si prende tutta l’attenzione del giocatore.

L’in-game advertising rappresenta quindi una delle principali finestre di opportunità innovative per la pubblicità, che può così togliersi di dosso un giudizio totalmente negativo e approcciarsi in maniera originale alle dinamiche della contemporaneità, che sempre più mettono al centro i bisogni e le istanze delle persone.

 

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I videogiochi online: una spinta alla socialità

videogiochi online e socialità

Da sempre si pensa che giocare online faccia perdere alle persone, soprattutto ai ragazzi, il distacco dalla realtà, e che rappresenti un elemento negativo che riduce quasi a zero i rapporti sociali e le amicizie.

Uno stereotipo che fa fatica a cadere, sostenuto con forza soprattutto dalle generazioni più anziane, che i giovani devono ancora subire. Ma tutto deriva da una visione offuscata e superficiale del fenomeno, che non tiene conto degli effettivi studi messi in atto e delle reali dinamiche sociali che possono scaturire dal gioco online, che vanno, spesso, totalmente nella direzione opposta.

 

Il videogioco online e il multiplayer 

L’esplosione dei videogiochi online, sia per pc che per console, ha caratterizzato gli anni recenti, costituendo una nuova, innovativa, inedita modalità di gioco, impossibile da realizzare se non ci fossero stati gli enormi passi avanti della tecnologia e delle relative infrastrutture.

Le odierne connessioni, veloci e potenti, lo sviluppo di software, hardware e accessori all’avanguardia hanno dato la possibilità alle aziende di esplorare questa dimensione interattiva e ai giocatori di affacciarsi in un universo completamente originale, che fondamentalmente ha rivoluzionato il modo di stesso di giocare. Proprio da questi punti fermi è nata l’idea, qualche anno fa, di organizzare i primi eSports.

Dal fruire di un videogioco da soli, in totale autonomia e individualmente (al massimo interagendo con gli avatar virtuali creati ad hoc dagli sviluppatori per popolare lo scenario di riferimento), si è passati dall’avere, potenzialmente, centinaia di interazioni con altri giocatori e persone in giro per il mondo e/o con i propri amici. Ecco da dove è iniziato il dibattito sulla socialità più o meno avvantaggiata dai videogiochi.

 

I videogiochi inibiscono o sviluppano le relazioni sociali?

Una delle principali critiche che viene fatta ai videogiochi è che essi riducono a zero la socialità, proiettando l’individuo in un mondo virtuale che nulla ha a che fare con la vita vera. Immagini di ragazzi che passano ore e ore davanti uno schermo è l’emblema di queste considerazioni.

Ma è davvero così? Il Pew Research Center, istituto statunitense con sede a Washington, che fornisce informazioni su questioni sociali sugli Stati Uniti e a volte in una prospettiva internazionale, approfondisce l’argomento per chiarire il fenomeno.

Secondo gli studi, l’online e il multiplayer hanno aumentato, al contrario, le possibilità di interagire e socializzare durante il gioco. Molti adolescenti hanno dichiarato di aver fatto nuove amicizie online durante le sessioni di gioco e di aver stretto contatti con persone con passioni condivise. Questo ancora di più grazie all’aiuto di due importantissimi strumenti: la chat e la connessione vocale.

Particolari tipi di giochi, inoltre, permettono di creare dei gruppi online, delle associazioni, dei “clan” che sono funzionali a proseguire con la storia. Un fattore che rappresenta una spinta importantissima per l’avvio di nuove relazioni sociali. Basti pensare solo al fatto che spesso questi gruppi abbandonano in modo compatto un videogioco per migrare, insieme, in un nuovo ambiente.

 

Una nuova prospettiva positiva per i videogiochi

Come si evince dai risultati degli studi, il gioco è un elemento davvero importante per la cultura giovanile. Tanti adolescenti basano le loro relazioni su passioni condivise, tra cui appunto questa dei videogiochi.

Una cosa importantissima e che molti tendono a tralasciare nelle proprie analisi, è che i contatti che nascono nei mondi virtuali tante volte si trasformano in amicizie nel mondo reale. Quindi, anche in questo caso, vengono ribaltate completamente le critiche sulla riduzione dei rapporti sociali.

È poi importante ricordare come il gioco è un’attività che nasce con l’essere umano stesso, è un qualcosa che l’uomo da sempre ha nel suo dna. Esso è il principale strumento, la più importante attività che accompagna la crescita e lo sviluppo. È essenziale per stimolare funzioni di tipo motorio, intellettivo, comunicativo, emotivo e, di conseguenza, funzioni sociali e culturali. Ha un ruolo educativo e consente di imparare a conoscere se stessi, gli altri e il mondo.

Si pensi poi alle difficoltà legate ai vari lockdown e all’importanza, per gli adolescenti e non solo, di aver avuto e di avere anche ora degli strumenti, come i videogiochi, che hanno permesso di mantenere i contatti con i propri amici e con tantissime altre persone in giro per il mondo.

Il gioco online è, dunque, una passione comune che può legare e far avvicinare le persone oltre le singole differenze e le diversità. Può favorire nuove amicizie, rafforzare quelle già si hanno e, per questo, essere considerato un fattore propulsore della socialità.

 

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Il fascino senza tempo delle sale giochi

sala gioco

Le sale giochi hanno rappresentato per moltissimo tempo il luogo dei sogni di tante persone, specialmente ragazzi e ragazze, che in quell’ambiente hanno sviluppato una passione condivisa per il gioco.

Oggi, a causa soprattutto del lockdown e della ormai reiterata chiusura del settore e delle sale giochi, queste ultime sembrano aver perso il loro fascino senza tempo, il loro ruolo simbolico. A ciò si aggiungono gli investimenti sempre maggiori nel gaming online, nei videogiochi e in tutte quelle applicazioni collegate che è possibile utilizzare comodamente da casa. È oggi possibile recuperare una centralità di questo fenomeno? Se sì, in che forma?

 

Quando nascono le sale giochi

Le sale giochi sono un fenomeno relativamente recente. I primi rudimentali giochi arcade, come macchinette e flipper, nascono negli anni ‘30, ma appassionano solamente una piccola parte della popolazione. Negli anni ‘50, nel pieno della guerra fredda e dei primi sviluppi informatici, ne vengono creati alcuni allo scopo di testare il livello di intelligenza dei computer.

Poi, dagli anni ‘70, inizia l’epopea dei videogiochi con i cabinati a moneta e il mito delle sale giochi: nascono colossi come Pacman (Namco) e Space Invaders (Taito), a cui presto se ne aggiungono moltissimi altri. Questi apparecchi dai colori sgargianti e dalle mille varietà sembravano, all’epoca, dei veri e propri miracoli tecnologici. Oggetti diventati poi di culto e che hanno attratto diverse generazioni e tantissime persone.

Sono gli Stati Uniti a poter essere considerati i padri fondatori dei videogiochi con ATARI e Pong, ma è in Giappone che il fenomeno delle sale giochi si è sviluppato più che in altri paesi (fino circa agli anni 2000, quando la tecnologia occidentale supera in attrattività quella nipponica). Si pensi ai grandi nomi degli anni ‘80, come Nintendo e Sega, tra le aziende più importanti del mondo videoludico. 

Tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio dei 2000, le sale giochi hanno vissuto un boom incredibile grazie all’avvento di nuove tecnologie e all’evoluzione dei giochi più tradizionali proposti in nuove versioni.

 

Dalle sale giochi ai videogiochi online

Un boom che si è arrestato solo con lo sviluppo di più sofisticati sistemi videoludici, come gli attuali videogiochi, ormai prodotti culturali di primissimo rilievo, e tutti gli altri dispositivi disponibili a casa, che, grazie agli enormi passi avanti fatti dalle reti e dalle connessioni domestiche, facilitano e trasformano la maggior parte delle nostre attività quotidiane.

Il gaming oggi è diventato una vera e propria industria che sfiora i 100 miliardi di dollari in tutto il mondo, e che grazie all’emergenza epidemiologia che ha costretto le persone a restare nelle proprie abitazioni, sta continuando a crescere con numeri vertiginosi.

Si pensi ad esempio agli eSports, le competizioni di videogiochi a livello professionistico, un settore sempre più in crescita, che da nicchia riservata e seguita da pochi appassionati si è trasformato in un’industria seguita da decine di milioni di persone in tutto il mondo. Un universo soggetto a continui investimenti, e che potrebbe essere la strada per nuove interessanti opportunità di business.

 

Recuperare la socialità grazie alle sale gioco

La pandemia ha praticamente ridotto a zero la socialità delle persone. Nell’ultimo anno sono stati vietati la maggior parte dei contatti sociali a causa di una serie di provvedimenti volti a contenere la diffusione del COVID-19, i quali però, contestualmente, hanno accentuato l’individualità e la solitudine delle persone.

Ma gli investimenti nel settore del gioco, come detto, sono aumentati e riguardano anche gli stessi apparecchi del gioco pubblico legale, come le slot machine e le Vlt, che a dispetto della chiusura hanno beneficiato negli ultimi anni di importanti evoluzioni tecnologiche.

E se proprio le sale gioco, ormai da tempo dimenticate, si rendessero promotrici, una volta finita l’emergenza sanitaria, di un recupero importante della socialità? Se proprio esse, luoghi dei sogni degli adolescenti della seconda metà del Novecento, ridiventassero una delle mete più gettonate per costruire relazioni e amicizie?

Questo sarebbe possibile in una forma moderna e in una forma classica delle sale gioco. Per quanto riguarda la prima, esistono oggi dei “centri gioco” che aiutano le persone a diventare bravi giocatori nei videogiochi, formandoli come futuri partecipanti di eSports. Delle strutture che cavalcano in pieno i trend del momento e che potrebbero definitivamente esplodere alla fine delle restrizioni.

Una seconda via riguarda invece le sale da gioco vintage che potrebbero riportare gli adulti in un nostalgico passato, rivivendo gli anni più amati della loro adolescenza e non solo. Per non dimenticare, poi, l’apertura delle attuali sale del gioco pubblico legale che permetterebbero a moltissime persone di tornare a vivere una passione che, da sempre, è insita nella stessa natura dell’essere umano.

Insomma, una spinta alla socialità e una potenziale occasione per recuperare la possibilità di seguire liberamente e in compagnia il gioco, una passione che condividono milioni di persone. Una prospettiva in cui le sale gioco potrebbero avere un ruolo di assoluto rilievo.

 

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Il gioco, un bisogno innato dell’essere umano

gioco bisogno dell'essere umano

Da quando se ne ha memoria, il gioco è un’attività che l’uomo pratica in modo naturale e spontaneo, fin dai primi mesi di vita, come un qualcosa di intimamente connaturato alla sua stessa esistenza.

Perché allora, nell’età adulta, si cerca in tutti i modi di allontanare il gioco dalla quotidianità, di distanziare nettamente le attività ludiche dagli obblighi della vita di tutti i giorni? Il gioco e gli impegni non possono naturalmente coesistere e, potenzialmente, valorizzarsi a vicenda? D’altronde non è un caso che ultimamente il gioco stia recuperando uno spazio sempre più centrale per le persone. In questo articolo vi spieghiamo il perché.

Che cos’è il gioco?

Innanzitutto, che cos’è il gioco? Se ne sono date molte di definizioni e tutte, per un verso o per un altro, accettabili o meno. Fondamentalmente, il gioco è un’azione, un’attività di intrattenimento, svolta in singolo o con più persone, regolata da un insieme di norme prestabilite e che presuppone il raggiungimento di un obiettivo dato.

Da questa macro-definizione di base se ne sono poi aggiunte altre, come quelle che esplicitano una particolare categoria, come ad esempio i giochi di abilità, logica, strategici, simulativi, d’azione, d’avventura, digitali.

Ogni gioco, per quanto diverso dall’altro, possiede una propria grammatica interna, una sua struttura portante e una serie di elementi peculiari (e allo stesso tempo universali e comuni agli altri) che dialogano tra loro e contribuiscono a definirne la natura: punteggi, oggetti, ruoli delle persone, spazi.

Senza ombra di dubbio il gioco è anche un fenomeno sociale e culturale, date le sue evidenti funzioni nello sviluppo e nella crescita di ogni bambino e data la sua utilità nella vita adolescenziale e poi adulta.

 

Il gioco: un’attività fondamentale quando si è bambini

L’essere umano gioca fin da bambino. Da sempre, il gioco è il principale strumento, la più importante attività che accompagna la crescita e lo sviluppo. Esso è essenziale per stimolare funzioni di tipo motorio, intellettivo, comunicativo, emotivo e, di conseguenza, funzioni sociali e culturali.

Quando il bambino gioca, da solo o con altri, impara una serie di regole della vita umana che non può apprendere in nessun altro modo. Ecco uno dei motivi per il quale il gioco è un’attività, per così dire, vitale e ha un ruolo educativo e formativo così fondamentale.

È interscambio di cultura, tramite il quale si apprende il linguaggio e gli elementi dell’immaginario collettivo di una data configurazione culturale. Si pensi ad esempio ai primi giochi in strada, ai primi contatti sociali, ai primi nascondini, ai primi calci ad un pallone su un vecchio campo di periferia. Grazie al gioco si stimola anche la creatività, la fantasia, il pensiero, l’intuizione.

Il gioco è dunque un veicolo di valori, aiuta a interiorizzarli, risponde a bisogni spesso impliciti e psicologici dell’essere umano, come la definizione del proprio essere e del mondo che ci circonda, anche in relazione agli altri: attraverso il gioco si conosce e si sperimenta il mondo.

 

Non smettere mai di giocare

Se nei nostri primi anni di vita il gioco assolve moltissime funzioni utili allo sviluppo e alla crescita, da adulti esso ci aiuta a farci evadere dalla quotidianità, a regalarci momenti di svago, di rilassamento e di leggerezza, sempre più utili in un mondo che corre ad estrema velocità e dove è raro trovare dei momenti per sé.

Inoltre, la legittimazione del gioco si fa sempre più crescente in contesti tra loro spesso lontani. Se ne parla sempre di più e lo si declina in modi differenti e originali, con forme, contenuti e prospettive inedite. Più spesso si sente parlare di business game, di gioco utile all’apprendimento, di eSports. Tutti settori che fino a poco tempo fa rappresentavano delle nicchie rivolte solo ai più appassionati e ora sono dei veri e propri ecosistemi in espansione.

Che si tratta di giochi di questi tipo, o di gioco pubblico legale, (cioè tutto il settore relativo ad esempio alle scommesse, alle slot machine, al bingo, troppo spesso oggetto di marcati pregiudizi ideologici che non trovano riscontro nella realtà) è importante lasciar entrare il gioco nella propria vita, trovandogli un giusto equilibrio con le altre attività e gli altri impegni.

Esso, come si è visto, porta con sé degli enormi benefici che contribuiscono a migliorare la quotidianità, il rapporto con se stessi e con gli altri (a dispetto di chi fa di tutto per screditarlo, formulando opinioni infondate sull’argomento, e che fa del rigore e della serietà il proprio e unico valore guida).

Un elemento, quindi, quello del gioco, che non deve essere confinato soltanto ai primi anni di vita, nella sola fase della crescita e dello sviluppo, ma deve essere valorizzato e integrato anche in tutti gli altri periodi dell’esistenza, con l’obiettivo di contribuire a una sua legittimazione sociale e culturale finalmente definitiva.

 

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La Lotteria degli scontrini e il “riscatto” del gioco pubblico

lotteria degli scontrini

Da gennaio, a meno di nuove deroghe, partirà finalmente la lotteria degli scontrini, uno strumento che offre la possibilità ai consumatori di vincere premi in denaro, previa la richiesta dello scontrino al negoziante.

La lotteria degli scontrini è un’iniziativa portata avanti dal Governo in questo 2020, anno caratterizzato dalle drammatiche conseguenze, economiche e sociali, causate dalla pandemia di Coronavirus. Con questa lotteria l’obiettivo quello di ridurre l’evasione fiscale grazie anche al supporto dei cittadini che si troverebbero a “combattere” in prima linea.

Detta così sembrerebbe una strategia messa in atto per “vincere una guerra”, ma in realtà si tratta di un modo “creativo” e sano per incentivare il più possibile la legalità, che tra i tanti impegni che un governo deve portare avanti durante il suo operato, sembra quello più difficile da affrontare poiché sempre dietro l’angolo.

 

Come funziona la lotteria degli scontrini?

 

Partecipare alla lotteria degli scontrini è molto semplice ed è gratuito. Per prima cosa bisogna registrarsi sul sito www.lotteriadegliscontrini.gov.it inserendo il proprio codice fiscale. Terminata questa procedura si otterrà il proprio “codice lotteria”, che è in formato alfanumerico e codice a barre, da stampare o scaricare sul proprio telefono e da presentare in cassa al momento del pagamento.

Questa lotteria è dedicata esclusivamente agli acquisti fisici fatti con moneta elettronica e per ogni euro speso, il cliente riceverà un biglietto virtuale – fino a un massimo di 1000 biglietti per spese di importo pari o superiore a 1000 euro – con cui potrà partecipare alle diverse estrazioni: annuali, mensili e settimanali.

 

Una nuova prospettiva per la legalità…

 

Dobbiamo dire la verità: non sarebbe dovuta servire la lotteria degli scontrini per combattere l’evasione, ma come per ogni altro crimine si giustifica la presenza di controlli, pene e strumenti per combatterli, così l’evasione fiscale può “giustificare” la scelta di questa proposta.

Quella della lotteria degli scontrini è un’iniziativa che può avere, quindi, anche importanti risvolti sociali, oltre all’evidente vantaggio economico per i cittadini fortunati che vincono l’estrazione; vantaggi economici che in realtà possono interessare anche gli esercenti che aderiscono all’iniziativa.

Incentivare il cittadino a chiedere lo scontrino significa eliminare quella paura di essere “aggrediti”, anche con un semplice sguardo, per una domanda che non dovrebbe esser posta perché lo scontrino rappresenta una tassa e le tasse, si sa, sono un dovere con dei risvolti positivi per tutti i cittadini, nessuno escluso.

Sensibilizzare i cittadini alla legalità concedendo loro un maggior potere d’acquisto per aver fatto il proprio dovere e considerarli, allo stesso tempo, il motore dell’economia del paese. Aumenterebbero gli acquisti che diventerebbero sempre meno “abitudinari” o “anonimi” perché caratterizzati dall’adrenalina e dal brivido propri delle situazioni di gioco.

 

…e per il gioco pubblico

 

Si può dire, infine, che questa lotteria mette in evidenza una cosa fondamentale: quell’esigenza – o piacere per meglio dire – insita nell’essere umano di giocare e provare il brivido del rischio e l’adrenalina della vittoria.

Il piacere del gioco, come sappiamo, nasce da lontano per un bisogno di evasione dalla quotidianità, per motivi legati allo svago o semplicemente per passione. Un qualcosa, quindi, difficile da sradicare.

Il ruolo della lotteria degli scontrini? La concreta possibilità di contribuire al rafforzamento del ruolo dell’intero comparto del gioco pubblico, quello legale, che appunto risponde all’esigenza di giocare delle persone e, allo stesso tempo, rappresenta la fonte della legalità.

Quindi ben venga questa iniziativa ma ben venga soprattutto quel cambio di prospettiva tanto auspicato rispetto al pensiero comune che da sempre vede il gioco pubblico come un qualcosa di inutile e pericoloso per le tasche e per la salute delle persone.

 

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