Gli eSports: da passione “nerd” a sport… olimpico?

universo degli esports

Gli sport elettronici e i videogiochi costituiscono un ecosistema sempre più in espansione, legittimato anche culturalmente, e ambiscono allo status di sport olimpico.

Gli eSports ovvero tutte quelle competizioni in cui vengono giocati videogiochi a livello competitivo e professionistico, sono un settore che, da diversi anni, sta crescendo in maniera vertiginosa.

Una panoramica dell’ecosistema eSports

Da settore di nicchia conosciuto solo dagli appassionati del tema (e spesso etichettato in maniera negativa da chi ne aveva solo una conoscenza e una visione superficiale e distorta, quasi a riflettere le maldisposte e ostili considerazioni che oggi vengono fatte sul comparto del gioco pubblico), oggi il sistema è diventato estremamente ampio e interconnesso, catalizzatore di interessi, voci e aspirazioni diverse.

Sono cresciuti in maniera importante gli investimenti dei brand in questo settore, investimenti provenienti da aziende sia endemiche, cioè in qualche modo legate all’attività del gaming (si pensi per esempio alle componenti di un computer, ai mouse, alle tastiere, alle cuffie audio professionali) che non endemiche (ovvero del settore del lusso, dell’automotive, dell’abbigliamento, del food & beverage). Per sviluppare queste relazioni sono diverse le strategie che vengono messe in atto: si parte dalla semplice sponsorizzazione di eventi e attività legate al gaming, alla creazione di merchandising personalizzato e a tema, dalla condivisione di know how strategico e comunicativo all’ideazione, progettazione e realizzazione congiunta di attività di marketing e comunicazione.

In questa maniera sono cresciuti notevolmente i numeri del settore. Nel 2019, il mercato globale degli eSports ha generato ricavi per più di un miliardo di dollari, con una crescita del 26,7% rispetto all’anno precedente (con proiezioni che sfiorano i 2 miliardi di dollari per il 2022).

 

Una crescita dei videogiochi anche sul piano culturale

Questi risultati – e attenzioni – hanno contribuito a innalzare lo status socio-culturale dell’universo dei videogiochi equiparandolo a quello, più generale, dell’intrattenimento. Insieme a un aumento qualitativo sia del comparto tecnico che di quello narrativo, i videogiochi oggi vengono considerati al pari, ad esempio, di un film o di una serie tv. Non solo, essi hanno dalla loro l’elemento dell’interattività, cardine del significato intrinseco di videogioco. Il giocatore, oltre a fruire di una storia, di una trama particolarmente intensa e sapientemente costruita, interagisce in prima persona con essa e con gli elementi legati ad essa, coinvolgendo più sensi che contribuiscono a creare un’esperienza affascinante e senza precedenti.

Un altro elemento che ha contribuito a questa svolta è stato il cambiamento semantico, nel linguaggio comune, del termine “nerd”. Se prima questa parola identificava le persone impacciate, goffe, insicure, appassionate di videogiochi e di discipline mentali (come gli scacchi o la dama), oggi il termine ha cambiato completamente significato. Oltre a essere connotato positivamente, sta a indicare una persona più intelligente e più brava degli altri, appassionata di un particolare argomento, curiosa e, in determinati contesti, cool. Essere nerd, infatti, oggi significa appartenere a uno stile che è in grado di esprimere pienamente la propria personalità, che nulla ha da invidiare ad altri tipi di caratterizzazioni.

 

L’interesse reciproco tra il comitato olimpico e l’universo degli eSports

Ecco che, sulla base di questi dati e di questi passi in avanti culturali, gli eSports hanno manifestato interesse verso la possibilità di essere inseriti nella prestigiosa categoria di “disciplina olimpica”. Allo stesso modo, il comitato olimpico ha cominciato a prendere in seria considerazione l’eventualità. Infatti, oltre alla notevole crescita dimostrata nell’ultimo periodo (complice anche la difficile situazione legata all’emergenza epidemiologica che ha limitato fortemente gli spostamenti delle persone e agevolato questo settore), esistono altri due punti a favore che contribuiscono a rinforzare questa ipotesi.

Il primo riguarda il target degli eSports, il pubblico che segue le partite dei giocatori in streaming e on demand ed è fortemente interessato all’argomento. Costituito principalmente da giovani e giovanissimi, rappresenta un target molto apprezzato dal comitato olimpico perché si tratta di un pubblico in grado di aumentare in maniera importante il bacino di utenza delle olimpiadi, portando queste discipline che ne fanno parte alla conoscenza di milioni di persone difficilmente raggiungibili in altri modi. In questa prospettiva, l’incorporazione degli eSports nelle categorie olimpiche rappresenterebbe un vero e proprio investimento per il futuro. 

Il secondo è comune agli altri sport della mente e riguarda l’attività mentale che gli eSports richiedono: abilità, lucidità, intelligenza, preparazione allo stress, rapidità di pensiero. Per raggiungere un livello competitivo così alto, i giocatori hanno bisogno di prepararsi tramite intense sessioni di allenamento quotidiane, in parte costituite da esercizio fisico e in parte da training mentale. Non solo, altre affinità e punti di contatto possono essere trovati nello spirito di sacrificio richiesto e nella costanza relativa al perseguimento dei propri obiettivi.

Inoltre, per giocare ad alcuni tipi di videogiochi è necessario creare una squadra. All’allenamento fisico e mentale si aggiunge quindi l’elemento del team, della connessione, dell’alchimia, degli equilibri interni. Una vera e propria palestra che contribuisce a migliorare tutte le soft skills dei vari giocatori.  

I tempi sono maturi per questo cambiamento. Un’innovazione essenziale, richiesta a gran voce da più parti, che è una delle anime principali dello sport.

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Gli scacchi: il percorso verso lo status di “disciplina olimpica”

scacchi disciplina olimpica

Gli scacchi, sport della mente per eccellenza, stanno da tempo inseguendo l’obiettivo di diventare a tutti gli effetti uno sport olimpico.

Da tempo il mondo degli scacchi organizza autonomamente delle olimpiadi rivolte ai propri giocatori e al pubblico degli appassionati. In particolar modo, le versioni rapid (variante a tempo del gioco degli scacchi in cui ogni giocatore ha a disposizione un tempo che va da dieci a massimo sessanta minuti per finire la partita) e blitz (dove di solito il tempo massimo concesso a ciascun giocatore è di dieci minuti) sono tra le più gettonate o, in altre parole, le tipologie di competizioni che ottengono più riscontri a livello mediatico (soprattutto televisivo) essendo naturalmente più inclini allo spettacolo e al divertimento.

I numeri degli scacchi sono in continua crescita

Dati e numeri oggettivi, come il numero dei sostenitori e degli appassionati di questo sport che superano i 600 milioni nel mondo, legittimano questo inserimento. Un pubblico che è in continua crescita e vedrebbe di buon grado l’effettivo riconoscimento degli scacchi a disciplina olimpica. Sarebbe possibile, di conseguenza, creare un affascinante ecosistema che coinvolgerebbe diverse voci e darebbe risultati positivi in termini di visibilità e di crescita (ovvero di marketing e di comunicazione) di questo sport.

Per di più, esiste un precedente storico indubbiamente incoraggiante. Nel 1924 il comitato olimpico fece disputare un torneo di scacchi internazionale nella capitale francese, a Parigi, dove 55 giocatori provenienti da 18 paesi differenti si sfidarono in una serie di partite entusiasmanti e dall’alto coefficiente di difficoltà, mettendo in un campo una serie di tecniche e metodologie di gioco che, nell’occasione, affascinarono il pubblico mondiale.

L’integrazione di questo sport nella cerchia di quelli più importanti a livello internazionale rappresenterebbe, a cascata, una vera e propria affermazione delle discipline della mente a livello mondiale, agevolando il percorso di riconoscimento di altre attività simili come il poker o la dama e i videogiochi elettronici competitivi, gli eSports.

Dalla serie Netflix al cambiamento semantico del termine “Nerd”

I tempi sono maturi anche a livello ideologico e mediatico. Netflix, il colosso dello streaming, ha recentemente prodotto e presentato una nuova miniserie drammatica (creata da Scott Frank e Allan Scott) incentrata sulla vita di una bambina prodigio (e sul suo percorso di crescita personale e professionale) che insegue il sogno e l’obiettivo di diventare gran maestro degli scacchi. Una legittimazione che arriva quindi anche dal vasto mondo televisivo e cinematografico, che spesso tra i primi ha affrontato temi marginali e di nicchia, conferendogli un’importanza e una rilevanza senza precedenti.

In più, diventa obsoleto anche il significato legato al termine “nerd”, che spesso etichetta gli appassionati di questo sport e, in generale, delle discipline mentali. Questa parola ha cambiato completamente significato e dall’associazione poco positiva che a livello semantico contraddistingueva un certo tipo di persone e personalità, oggi essere “nerd” è un valore aggiunto e un appellativo di cui andare fieri. Un’associazione che esalta le capacità intellettive e mentali di un individuo e indica una passione molto forte per un argomento: in questo caso gli scacchi.

I punti di contatto tra gli scacchi e le attuali discipline olimpiche

Sono molte le peculiarità che il gioco degli scacchi possiede e che sono simili alle caratteristiche intrinseche delle discipline olimpiche. Il raggiungimento del livello professionistico corre su due binari che non sono infinitamente paralleli, ma si incontrano in punti di contatto e affinità che contribuiscono a legittimare pienamente le prime.

Se non si può naturalmente parlare di una somiglianza negli allenamenti e nella preparazione a livello fisico (per quanto anche questo sia oggetto di discussione, in quanto un esercizio fisico costante aiuta la persona a sentirsi bene con sé stessa, facendo sì che migliori il sistema nel suo complesso), il training e le attività mentali sono spesso superiori a quelle delle discipline olimpiche.

Ore e ore di esercitazioni, prove, addestramenti e simulazioni di situazioni di gioco sono il pane quotidiano di un giocatore professionista. L’intelligenza, lo studio costante, l’analisi dettagliata, l’abilità mentale, la rapidità di calcolo, di lettura, la lucidità di pensiero, la freddezza sono tutte peculiarità nobili che non sempre si acquisiscono fin dalla nascita; anzi, spesso vengono raggiunte con la costanza e la perseveranza. E, punto a favore, sono tutte caratteristiche che posseggono gli sport olimpici.

E allora, perché non equiparare le abilità della mente a quelle del corpo? Perché non assecondare una tendenza in atto nella contemporaneità che eleva sempre più lo spirito, la mente e l’affermazione dell’intelligenza e della capacità critica e mentale come fattori propulsivi e fattori guida per il presente e il futuro? I tempi sono maturi per un importante cambiamento di cui le istituzioni preposte possono rendersi protagoniste.

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Olimpico o no? Chi dice cos’è sport?

sport olimpici - nuoto sincronizzato

Non tutto quello che vediamo alle Olimpiadi è Sport! Ci sono discipline, come il nuoto sincronizzato, che sembrerebbero più attività da circo. Foche ammaestrate con una mimica facciale degna dei migliori film Horror!

Avete presente le nuotatrici di sincro? Look obsoleto al limite del peggior carnevale trash, capelli tiratissimi, trucchi esageratamente appariscenti, sorrisi che sembrano smorfie, nasi deformati dai tappanaso… ecco, tutto questo, può essere considerato Sport di altissimo livello?

Da sempre sopravvalutato, uno sport che per diversi minuti ci costringe a guardare queste poverette a testa in giù ma soprattutto, alla faccia di anni di lotte femministe, propone un’immagine dell’atleta donna che rappresenta tutto quello che negli anni l’emisfero femminile ha cercato di scrollarsi di dosso.

L’omologazione delle atlete di sincro

L’idea è che tutto debba essere glitterato, rosa, perfetto, vezzoso al limite del ridicolo, se si tratta di donna. Se poi si ascoltano gli addetti ai lavori, c’è da chiedersi se davvero siano coscienti del periodo storico in cui viviamo.

Rinnegano con forza la similitudine alla danza, l’unico aspetto che potrebbe invece elevare un minimo questa disciplina circense. E come animaletti ammaestrati le “sincronette” devono rispettare innumerevoli regole per garantire l’omologazione richiesta:

“Ci sono migliaia e migliaia di regole riguardanti gli elementi, la durata dell’esercizio, il numero di atlete, il trucco, l’uguaglianza tra le sincronette della squadra. Una di queste regole, per fare un esempio, è il divieto assoluto di toccare il fondo o i bordi della piscina. Lo sapevate? Nel regolamento si tiene conto anche del sorriso delle sincronette: se le atlete si esibiscono stancamente, vengono penalizzate. Qualità tecnica, grazia, delicatezza, sincronia con la musica, forza e altezza di ogni figura, espressione artistica: queste sono alcuni degli elementi che i giudici osservano e analizzano per assegnare i punteggi.” cit. 3 cose che non sai sul nuoto sincronizzato e che forse sarebbe stato meglio far venire a galla dato che rendono tutto ancora più triste!

In sincro con il 2020?

Ma nel 2020 possiamo ancora pensare che ci siano ragazze che aspirano ad essere omologate in una fila di foche dal costume uguale, con i capelli uguali, il trucco uguale, per formare una squadra di automi sincronizzati ed essere valutate da una giuria che premia la totale assenza di personalità di queste atlete?

Piuttosto valuterei lo scambio: sincronizzato fuori e Esports nuova disciplina olimpica… almeno nei videogiochi, per arrivare al massimo, è necessaria oltre alle abilità strategiche, la propria e unica testa!

Photo by Sam Balye on Unsplash

Oro di fiele

Siamo davvero disposti a tutto per essere dei campioni? Quando lo sport diventa business e l’atleta un surrogato del fatturato del sistema sportivo si azzera il principio dei valori e si passa sopra ad ogni principio.

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