Il vero nemico, la “caccia” industriale

caccia e industria alimentare

La caccia, che esiste dall’età antica vivendo continui mutamenti, viene sempre più spesso etichettata come il grande male per la sopravvivenza di interi ecosistemi della natura. E così tutti coloro che la praticano.

Opinioni personali che per principio non si vogliono cambiare, osservazioni e analisi superficiali possono portare spesso a fare valutazioni inesatte su quelli che sono i veri problemi. 

In questo caso parliamo della caccia – e dei cacciatori ovviamente – costantemente stigmatizzata e dogmaticamente definita come il male supremo per gli animali selvaggi che abitano il nostro paese e che contribuiscono a comporre quel magnifico disegno divino che è la natura.

Una realtà apparente

La critica cerca di farsi largo attraverso i numeri. La Lega Antivivisezione, per esempio, stima che i circa 600mila cacciatori presenti sul territorio nazionale, che teniamo a precisare essere in calo negli ultimi anni, potrebbero uccidere circa 450 milioni di animali durante tutta la stagione di caccia.

Si esatto, potrebbero perché si tratta soltanto di una stima piuttosto ingigantita e che diventerebbe dato certo e veritiero solo se si verificasse la seguente condizione: tutti i cacciatori escano contemporaneamente ad ogni giornata venatoria ed uccidano tutti gli animali che hanno a disposizione nel proprio carniere, ovvero quel tetto massimo definito dalla legge.

L’aleatorietà delle critiche non dipende soltanto dal fatto che si tratta di numeri da dover ridurre sensibilmente – sempre per tornare al discorso iniziale sulle analisi fatte in modo superficiale – ma piuttosto è legata alla mancanza di comprensione di quello che in realtà è il vero nemico degli animali e della natura: l’industria alimentare

Non l’uomo con il fucile, il vero nemico sono supermercati, le nostre tavole o quelle dei ristoranti che frequentiamo. Ogni anno in Italia, per soddisfare le esigenze dell’industria alimentare – per non parlare di quella dell’abbigliamento – vengono uccisi oltre due miliardi e mezzo di animali, circa sei volte quel numero precedentemente citato e che si potrebbe raggiungere, forse, solo in un mondo parallelo pieno di nullafacenti e con un unico interesse. Insomma, un dato certo contro un qualcosa di difficilmente probabile.

 

Nuove prospettive per la caccia

Tutto ciò dimostra quanto “fermarsi alle apparenze” a volte può farci allontanare dalla realtà. Sarebbe il momento, quindi, che quel punto di vista sulla caccia e sui cacciatori che è diventato consuetudine, cambi. Considerarli come mostri è una caccia alle streghe. Il cacciatore non vuole distruggere la natura anzi, è il primo a volerla salvaguardare segnalando le irregolarità e prestando attenzione alla biodiversità della natura stessa.

Pensiamo per un attimo all’utilità che essi possono avere quando una specie risulta estremamente popolosa come nel recente caso dei cinghiali aumentati vistosamente di numero durante il lockdown e diventa pericolosa per i cittadini.

E infine ma non per minore importanza, tornando al vero nemico, non dimentichiamoci che lo è anche per la natura stessa e non solo per gli animali. L’ingente bisogno di acqua, terra, mangimi, energia contribuisce a generare circa il 20% delle emissioni globali di gas serra. Tutto questo solo per seguire le regole imposte da un altro Dio… il denaro.

 

Photo by Sean McGee on Unsplash