Il gioco nella provincia: attività oziosa o libertà di espressione?

gioco pubblico provincia

Il gioco pubblico legale non ha mai goduto di una reputazione positiva. In particolar modo nelle zone di provincia del nostro Paese. Ma quanto sono fondate queste considerazioni? È davvero così?

Oltre ai consueti pregiudizi che esistono nei confronti dell’intero settore del gioco pubblico e di tutti gli elementi che lo riguardano (come sale gioco, slot machine, lotterie, scommesse, poker), il pensiero comune è che, per sopportare la noia e la vita abitudinaria di un piccolo paese di provincia, le persone si lasciano andare rovinosamente al gioco, imboccando una direzione pericolosa e moralmente, da sempre, denigrata.

Ma queste illazioni sono dimostrate o dimostrabili? Quali possono essere le reali motivazioni che spingono una persona a giocare? La questione è più eterogenea e articolata di quel che si pensa e necessita di un approfondimento mirato.

 

La frenetica vita della città

Fin da quando se ne ha memoria, la vita nei piccoli e medi paesi della provincia Italiana è molto diversa da quella delle città. Abitudini diverse, ritmi frenetici, corse quotidiane, ostacoli, ripetuti impegni, imprevisti scandiscono lo scorrere della vita nelle metropoli come un orologio impostato alla massima velocità. In questi spazi non rimane il tempo di fermarsi a pensare: tutto è così veloce da non lasciare il tempo di riflettere su ciò che succede nel mondo, su ciò che succede negli ecosistemi che viviamo. Un caffè al volo la mattina, una pausa pranzo veloce e via di nuovo nel caos frenetico dei movimenti della folla.

Una corsa all’oro fermata, solo per il momento, da una pandemia mondiale che ha spezzato la regolarità della nostra velocità.

 

La provincia e il ritorno a una vita più lenta

La provincia, per molti versi, si posiziona nell’angolo opposto. Rappresenta il rientro di molti lavoratori, lo spazio desiderato di chi sogna una vita tranquilla e lontana dal caos quotidiano delle metropoli e il rifugio sicuro di chi ama godersi i momenti. Nella provincia, infatti, sono molto più frequenti le occasioni di distrazione e di rilassatezza, come può essere quella del gioco pubblico. Nonostante la funzione evasiva del gioco, il comparto del gioco pubblico viene da sempre etichettato come un male da estirpare e come la rovina di molte famiglie e persone perbene che, bloccate in un vortice di dipendenza, finiscono per distruggere la propria vita e quella dei propri cari.

In provincia, si dice, è facile lasciarsi andare, trasformare un semplice hobby in una dipendenza per spezzare la monotonia e la noia della quotidianità. E se invece si guardasse il fenomeno da una prospettiva diversa? Se guardassimo il tempo investito negli hobby e nel gioco come una possibilità per mettere veramente sé stessi al centro della propria vita e dedicarsi alle attività che più ci piacciono?

 

La prospettiva slow: il recupero di una lentezza ormai perduta

La prospettiva di un approccio più slow è nata ormai diversi anni fa e ha influenzato molti ambiti della vita quotidiana. Si parla, per esempio, di slow food, una prospettiva che mira a preservare le cucine regionali e tradizionali (magari utilizzando coltivazioni a chilometro zero), e a legare nuovamente il concetto di cibo allo stare in compagnia, rievocando i tempi passati e contrapponendosi alla cultura (ormai ampiamente diffusa nella nostra società) dello junk food e della più ampia categoria dello street food. Si parla di slow travel, un movimento che cerca di incoraggiare la piena integrazione del viaggiatore nella vita “locale”, meta del suo viaggio, attraverso un’immersione più profonda possibile nelle tradizioni e negli usi della zona; di slow education, che sta a significare un apprendimento dello studente lento e misurato ai vari saperi della vita; di slow cities, un’impostazione delle città che punta a favorire ritmi normali meno frenetici di quelli attuali.

 

Il gioco pubblico come elemento slow ed elemento per esprimere sé stessi

Questo recupero della lentezza si tramuta in una quotidianità vissuta a ritmi adatti all’orologio biologico e fisiologico dell’uomo. Nella provincia, questo tipo di vita non è un’utopia come può esserlo nella città, ma una concreta possibilità. Mantenendosi a distanza dagli innumerevoli impegni che scandiscono i minuti e le ore della giornata metropolitana, in provincia una persona ha spesso l’occasione di dedicarsi, nel tempo libero, a tutte quelle attività da sempre desiderate che, per un motivo o l’altro, sono state continuamente rimandate e posticipate. L’artigianato, il fai da te, il giardinaggio, il modellismo, i videogiochi, gli sport della mente come gli scacchi e molte altre ancora.

Tra queste c’è sicuramente il gioco pubblico, che ricordiamo essere spesso additato come uno dei mali della società ma che invece per molti rappresenta una ricerca di sollievo, di benessere, una distrazione dalle fatiche quotidiane e una passione che ognuno ha il diritto di poter coltivare. In più il mito metropolitano del gioco d’azzardo come rovina è empiricamente infondato: nessuno gioca per rovinarsi economicamente.

Esiste un gioco pubblico, libero e legale proprio per evitare che l’assenza di regole prenda il sopravvento generando rischi per la salute dei giocatori stessi sicuramente da proteggere. Un gioco che rappresenta, per gli appassionati, una via d’uscita dallo stress della quotidianità e una vera e propria libertà di espressione, distante dalle critiche e dai pregiudizi offuscati del “pensiero comune”.

Si parla sempre di libertà dell’uomo e di diritti della persona, di tutte le persone, in maniera sempre più forte: sarebbe ora di smettere di criticare le azioni degli altri, e di incoraggiare invece a perseguire ciò che ci rende veramente noi stessi.

Photo by Justin Main on Unsplash

Gli eSports: da passione “nerd” a sport… olimpico?

universo degli esports

Gli sport elettronici e i videogiochi costituiscono un ecosistema sempre più in espansione, legittimato anche culturalmente, e ambiscono allo status di sport olimpico.

Gli eSports ovvero tutte quelle competizioni in cui vengono giocati videogiochi a livello competitivo e professionistico, sono un settore che, da diversi anni, sta crescendo in maniera vertiginosa.

Una panoramica dell’ecosistema eSports

Da settore di nicchia conosciuto solo dagli appassionati del tema (e spesso etichettato in maniera negativa da chi ne aveva solo una conoscenza e una visione superficiale e distorta, quasi a riflettere le maldisposte e ostili considerazioni che oggi vengono fatte sul comparto del gioco pubblico), oggi il sistema è diventato estremamente ampio e interconnesso, catalizzatore di interessi, voci e aspirazioni diverse.

Sono cresciuti in maniera importante gli investimenti dei brand in questo settore, investimenti provenienti da aziende sia endemiche, cioè in qualche modo legate all’attività del gaming (si pensi per esempio alle componenti di un computer, ai mouse, alle tastiere, alle cuffie audio professionali) che non endemiche (ovvero del settore del lusso, dell’automotive, dell’abbigliamento, del food & beverage). Per sviluppare queste relazioni sono diverse le strategie che vengono messe in atto: si parte dalla semplice sponsorizzazione di eventi e attività legate al gaming, alla creazione di merchandising personalizzato e a tema, dalla condivisione di know how strategico e comunicativo all’ideazione, progettazione e realizzazione congiunta di attività di marketing e comunicazione.

In questa maniera sono cresciuti notevolmente i numeri del settore. Nel 2019, il mercato globale degli eSports ha generato ricavi per più di un miliardo di dollari, con una crescita del 26,7% rispetto all’anno precedente (con proiezioni che sfiorano i 2 miliardi di dollari per il 2022).

 

Una crescita dei videogiochi anche sul piano culturale

Questi risultati – e attenzioni – hanno contribuito a innalzare lo status socio-culturale dell’universo dei videogiochi equiparandolo a quello, più generale, dell’intrattenimento. Insieme a un aumento qualitativo sia del comparto tecnico che di quello narrativo, i videogiochi oggi vengono considerati al pari, ad esempio, di un film o di una serie tv. Non solo, essi hanno dalla loro l’elemento dell’interattività, cardine del significato intrinseco di videogioco. Il giocatore, oltre a fruire di una storia, di una trama particolarmente intensa e sapientemente costruita, interagisce in prima persona con essa e con gli elementi legati ad essa, coinvolgendo più sensi che contribuiscono a creare un’esperienza affascinante e senza precedenti.

Un altro elemento che ha contribuito a questa svolta è stato il cambiamento semantico, nel linguaggio comune, del termine “nerd”. Se prima questa parola identificava le persone impacciate, goffe, insicure, appassionate di videogiochi e di discipline mentali (come gli scacchi o la dama), oggi il termine ha cambiato completamente significato. Oltre a essere connotato positivamente, sta a indicare una persona più intelligente e più brava degli altri, appassionata di un particolare argomento, curiosa e, in determinati contesti, cool. Essere nerd, infatti, oggi significa appartenere a uno stile che è in grado di esprimere pienamente la propria personalità, che nulla ha da invidiare ad altri tipi di caratterizzazioni.

 

L’interesse reciproco tra il comitato olimpico e l’universo degli eSports

Ecco che, sulla base di questi dati e di questi passi in avanti culturali, gli eSports hanno manifestato interesse verso la possibilità di essere inseriti nella prestigiosa categoria di “disciplina olimpica”. Allo stesso modo, il comitato olimpico ha cominciato a prendere in seria considerazione l’eventualità. Infatti, oltre alla notevole crescita dimostrata nell’ultimo periodo (complice anche la difficile situazione legata all’emergenza epidemiologica che ha limitato fortemente gli spostamenti delle persone e agevolato questo settore), esistono altri due punti a favore che contribuiscono a rinforzare questa ipotesi.

Il primo riguarda il target degli eSports, il pubblico che segue le partite dei giocatori in streaming e on demand ed è fortemente interessato all’argomento. Costituito principalmente da giovani e giovanissimi, rappresenta un target molto apprezzato dal comitato olimpico perché si tratta di un pubblico in grado di aumentare in maniera importante il bacino di utenza delle olimpiadi, portando queste discipline che ne fanno parte alla conoscenza di milioni di persone difficilmente raggiungibili in altri modi. In questa prospettiva, l’incorporazione degli eSports nelle categorie olimpiche rappresenterebbe un vero e proprio investimento per il futuro. 

Il secondo è comune agli altri sport della mente e riguarda l’attività mentale che gli eSports richiedono: abilità, lucidità, intelligenza, preparazione allo stress, rapidità di pensiero. Per raggiungere un livello competitivo così alto, i giocatori hanno bisogno di prepararsi tramite intense sessioni di allenamento quotidiane, in parte costituite da esercizio fisico e in parte da training mentale. Non solo, altre affinità e punti di contatto possono essere trovati nello spirito di sacrificio richiesto e nella costanza relativa al perseguimento dei propri obiettivi.

Inoltre, per giocare ad alcuni tipi di videogiochi è necessario creare una squadra. All’allenamento fisico e mentale si aggiunge quindi l’elemento del team, della connessione, dell’alchimia, degli equilibri interni. Una vera e propria palestra che contribuisce a migliorare tutte le soft skills dei vari giocatori.  

I tempi sono maturi per questo cambiamento. Un’innovazione essenziale, richiesta a gran voce da più parti, che è una delle anime principali dello sport.

Photo by Pawel Kadysz on Unsplash

Gli scacchi: il percorso verso lo status di “disciplina olimpica”

scacchi disciplina olimpica

Gli scacchi, sport della mente per eccellenza, stanno da tempo inseguendo l’obiettivo di diventare a tutti gli effetti uno sport olimpico.

Da tempo il mondo degli scacchi organizza autonomamente delle olimpiadi rivolte ai propri giocatori e al pubblico degli appassionati. In particolar modo, le versioni rapid (variante a tempo del gioco degli scacchi in cui ogni giocatore ha a disposizione un tempo che va da dieci a massimo sessanta minuti per finire la partita) e blitz (dove di solito il tempo massimo concesso a ciascun giocatore è di dieci minuti) sono tra le più gettonate o, in altre parole, le tipologie di competizioni che ottengono più riscontri a livello mediatico (soprattutto televisivo) essendo naturalmente più inclini allo spettacolo e al divertimento.

I numeri degli scacchi sono in continua crescita

Dati e numeri oggettivi, come il numero dei sostenitori e degli appassionati di questo sport che superano i 600 milioni nel mondo, legittimano questo inserimento. Un pubblico che è in continua crescita e vedrebbe di buon grado l’effettivo riconoscimento degli scacchi a disciplina olimpica. Sarebbe possibile, di conseguenza, creare un affascinante ecosistema che coinvolgerebbe diverse voci e darebbe risultati positivi in termini di visibilità e di crescita (ovvero di marketing e di comunicazione) di questo sport.

Per di più, esiste un precedente storico indubbiamente incoraggiante. Nel 1924 il comitato olimpico fece disputare un torneo di scacchi internazionale nella capitale francese, a Parigi, dove 55 giocatori provenienti da 18 paesi differenti si sfidarono in una serie di partite entusiasmanti e dall’alto coefficiente di difficoltà, mettendo in un campo una serie di tecniche e metodologie di gioco che, nell’occasione, affascinarono il pubblico mondiale.

L’integrazione di questo sport nella cerchia di quelli più importanti a livello internazionale rappresenterebbe, a cascata, una vera e propria affermazione delle discipline della mente a livello mondiale, agevolando il percorso di riconoscimento di altre attività simili come il poker o la dama e i videogiochi elettronici competitivi, gli eSports.

Dalla serie Netflix al cambiamento semantico del termine “Nerd”

I tempi sono maturi anche a livello ideologico e mediatico. Netflix, il colosso dello streaming, ha recentemente prodotto e presentato una nuova miniserie drammatica (creata da Scott Frank e Allan Scott) incentrata sulla vita di una bambina prodigio (e sul suo percorso di crescita personale e professionale) che insegue il sogno e l’obiettivo di diventare gran maestro degli scacchi. Una legittimazione che arriva quindi anche dal vasto mondo televisivo e cinematografico, che spesso tra i primi ha affrontato temi marginali e di nicchia, conferendogli un’importanza e una rilevanza senza precedenti.

In più, diventa obsoleto anche il significato legato al termine “nerd”, che spesso etichetta gli appassionati di questo sport e, in generale, delle discipline mentali. Questa parola ha cambiato completamente significato e dall’associazione poco positiva che a livello semantico contraddistingueva un certo tipo di persone e personalità, oggi essere “nerd” è un valore aggiunto e un appellativo di cui andare fieri. Un’associazione che esalta le capacità intellettive e mentali di un individuo e indica una passione molto forte per un argomento: in questo caso gli scacchi.

I punti di contatto tra gli scacchi e le attuali discipline olimpiche

Sono molte le peculiarità che il gioco degli scacchi possiede e che sono simili alle caratteristiche intrinseche delle discipline olimpiche. Il raggiungimento del livello professionistico corre su due binari che non sono infinitamente paralleli, ma si incontrano in punti di contatto e affinità che contribuiscono a legittimare pienamente le prime.

Se non si può naturalmente parlare di una somiglianza negli allenamenti e nella preparazione a livello fisico (per quanto anche questo sia oggetto di discussione, in quanto un esercizio fisico costante aiuta la persona a sentirsi bene con sé stessa, facendo sì che migliori il sistema nel suo complesso), il training e le attività mentali sono spesso superiori a quelle delle discipline olimpiche.

Ore e ore di esercitazioni, prove, addestramenti e simulazioni di situazioni di gioco sono il pane quotidiano di un giocatore professionista. L’intelligenza, lo studio costante, l’analisi dettagliata, l’abilità mentale, la rapidità di calcolo, di lettura, la lucidità di pensiero, la freddezza sono tutte peculiarità nobili che non sempre si acquisiscono fin dalla nascita; anzi, spesso vengono raggiunte con la costanza e la perseveranza. E, punto a favore, sono tutte caratteristiche che posseggono gli sport olimpici.

E allora, perché non equiparare le abilità della mente a quelle del corpo? Perché non assecondare una tendenza in atto nella contemporaneità che eleva sempre più lo spirito, la mente e l’affermazione dell’intelligenza e della capacità critica e mentale come fattori propulsivi e fattori guida per il presente e il futuro? I tempi sono maturi per un importante cambiamento di cui le istituzioni preposte possono rendersi protagoniste.

Photo by Hassan Pasha on Unsplash