Il videogioco è diventato una cosa “seria”

videogiochi online

I videogiochi, da sempre associati alle generazioni più giovani, ai bambini e soprattutto agli adolescenti, attraggono sempre più brand che decidono di investire al loro interno.

Nell’immaginario collettivo – ovvero quell’insieme dinamico e in continuo mutamento di simboli, immagini, miti, storie che definiscono una data cultura e contribuiscono a crearla e modificarla nel tempo – i videogiochi sono essenzialmente associati alla cultura giovanile e adolescenziale, soprattutto maschile.

Ma nell’ultimo periodo, grazie anche alle sofisticate innovazioni tecnologiche e a una serie di fattori interconnessi che sono intervenuti nel mondo videoludico, i videogiochi hanno assunto un’importanza sempre maggiore all’interno della società, spesso nodi nevralgici di grandi investimenti dei brand.

 

Cambia lo status socio culturale dei videogiochi

I videogiochi hanno vissuto negli ultimi anni un cambiamento radicale. Da semplici passatempi, utilizzati perlopiù nel tempo libero o nei momenti vuoti, sono diventati delle complesse architetture multimediali e delle passioni sempre più forti per milioni di persone. Non solo, i loro contesti d’uso si sono moltiplicati.

Contemporaneamente si è innalzato anche il loro status socio-culturale. Spesso i videogiochi odierni, soprattutto quelli che mettono al centro storie e racconti molto approfonditi, vengono letteralmente paragonati a elementi culturali come film, serie tv, libri, con un qualcosa in più che li rende totalmente unici: l’interattività.

Questa alchimia di forma e contenuto apre enormi possibilità per i videogiochi, che da fenomeno di nicchia stanno avendo un successo straordinario a livello internazionale. C’è inoltre da considerare che le generazioni dei giovanissimi sono nate direttamente con questi strumenti: un dettaglio che assume un’enorme rilevanza.

 

I Brand investono nei videogiochi

Questa rilevanza sempre maggiore che sta acquisendo il mondo videoludico ha interessato in maniera importante molti brand, che hanno deciso di investire all’interno di questo universo.

Si pensi ad esempio agli eSports, le competizioni professionistiche di videogiochi, che nell’ultimo periodo hanno fatto registrare dei numeri altissimi sia a livello di spettatori che di ricavi e guadagni, anche grazie alle limitazioni e alle chiusure imposte dalla crisi epidemiologica.

In conseguenza di ciò, brand endemici (cioè originariamente legati al settore, come aziende produttrici di componenti per computer o console) e non endemici (che cioè non sono legate al settore videoludico, come aziende legate al mondo dell’abbigliamento o del food&beverage) hanno fatto la loro comparsa all’interno di questi grandi palcoscenici, sponsorizzando gli ambienti, i giocatori e le relative squadre che partecipano alle competizioni.

Ma i Brand non si limitano a semplici sponsorizzazioni, pur essendo molto efficaci in termini di aumento di visibilità e di ritorni economici importanti. Spesso investono direttamente all’interno del videogioco.

 

Il videogioco amplia le proprie connessioni

Investire all’interno del videogioco significa cambiare l’ambiente nel quale giocano gli stessi giocatori (come è stato il caso del fenomeno videoludico dell’ultimo periodo, Fortnite). Significa personalizzare i vari avatar con magliette brandizzate, costumi legati a film o marchi importanti, creare delle nuove modalità e sfide che mettono in risalto i valori del brand e la sua immagine.

Significa arrivare ad un pubblico giovanissimo che non è ricettivo alla pubblicità tradizionale e può essere raggiunto solo tramite il videogioco, che diventa un catalizzatore di attenzione e di audience. Significa avere il coraggio di spingersi oltre, in territori ancora largamente inesplorati, per intercettare nuove opportunità che solo in pochi riescono a vedere.

Considerate tutte queste attività, queste prospettive, queste implicazioni simultaneamente sociali, culturali ed economiche, come può quindi il videogioco essere considerato ancora un semplice strumento passatempo per adolescenti e bambini?

Esso è diventato il nodo nevralgico di un ecosistema che sta facendo passi da gigante, e che con molta probabilità rappresenterà uno dei pilastri del prossimo futuro. Ecco che dunque, il videogioco, è diventato una “cosa seria”.

 

 

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L’in-game advertising: opportunità o pubblicità invasiva?

pubblicità giochi online

La pubblicità è spesso vittima di critiche e vista come un’attività troppo intrusiva, che è presente in qualsiasi momento e da qualsiasi parte. Ma nuove possibilità tecnologiche stanno cambiando questa impostazione.

Si parla da sempre e con ogni accezione possibile di trionfo del capitalismo, di società ormai mercificata, di una pubblicità che non fa altro che risultare aggressiva per il pubblico che resta molte volte infastidito dall’overload informativo che deve sopportare. Ma oggi, grazie alle potenzialità e alle opportunità del digitale e di settori all’avanguardia e in netta crescita come quello del gaming, si aprono nuove soluzioni che potrebbero cambiare questo pensiero comune.

Principali pro e contro della pubblicità

La pubblicità, si sa, è come se esistesse da sempre, perché è legata essenzialmente all’attività commerciale dell’essere umano. Si hanno testimonianze di annunci e messaggi promozionali già nel Mondo Antico, quando principalmente a voce e con il passaparola si tentava di far girare le notizie su determinati prodotti, servizi, questioni.

Spesso si pone l’accento sui lati negativi di questo strumento. Lati negativi che, come è chiaro, sono stati accentuati dall’avvento del digitale e dell’online che hanno aumentato a dismisura gli spazi disponibili per le inserzioni e abbassato notevolmente i costi.

Ma ci sono anche dei lati positivi. Essa può aiutare a scegliere un prodotto nel momento del bisogno, ha una funzione informativa importante e contribuisce ad avvicinare l’azienda e il pubblico di riferimento.

In più, può assumere un ruolo importante ed essenziale in alcuni particolari contesti, che contribuiscono a limare la sua componente invasiva e a conferirle un ruolo dal significato diverso.

 

Nuovi contesti, nuove occasioni: l’in-game advertising

L’avvento del digitale non ha solo amplificato gli spazi disponibili per la pubblicità, ma ne ha creati di nuovi. Cambiano i canali a disposizione, le leve di valore e di potere, i rapporti tra brand e persone, gli stessi destinatari che proprio perché insofferenti alle forme classiche della pubblicità ne cercano altre.

Ad esempio, nel mondo del gaming legato ai videogiochi, un settore notevolmente in crescita grazie anche alla visibilità e al successo che stanno avendo gli eSports e alla sempre maggiore legittimazione del gioco a livello culturale e sociale, sta sempre più prendendo piede un tipo di pubblicità che si chiama in-game advertising.

Essa consiste nell’inserimento, all’interno dei videogiochi, di spazi che pubblicizzano aziende reali e che assumono la forma di banner, cartelloni, spot, oggetti brandizzati, infografiche. Ma perché si usa questa tecnica? Essa è una forma di pubblicità che non risulta pesante per il pubblico, non è invasiva e si integra perfettamente con l’ambiente che ospita.

Non è un caso che i principali giochi che ospitano strumenti del genere siano quelli sportivi o che simulano la realtà: questa pubblicità contribuisce a rendere più realistico l’ambiente e a creare il più possibile un universo che assomigli alla realtà.

 

Leggere la pubblicità in una nuova prospettiva

Come si è visto, dunque, questo salto di qualità è reso possibile proprio da una forma pubblicitaria che ha sfruttato saggiamente le evoluzioni tecnologiche odierne. Da attività “di troppo” e indesiderata essa può arrivare ad assumere, nei contesti giusti, un ruolo molto positivo.

Una forma ancor più innovativa di inserimento pubblicitario consiste nel far sì che un oggetto brandizzato sia funzionale al proseguimento della storia da parte del giocatore. Non solo i giocatori sono ben disposti verso questa tecnica, ma in questo modo la pubblicità diventa una caratteristica del gioco e non una distrazione fastidiosa.

E, cosa fondamentale, non viene perso lo scopo principale del messaggio pubblicitario. Il banner inserito all’interno del videogioco permette di veicolare un messaggio preciso in una forma chiara, soft e non intrusiva ma discreta. Una forma di advertising coerente e contestualizzata che si prende tutta l’attenzione del giocatore.

L’in-game advertising rappresenta quindi una delle principali finestre di opportunità innovative per la pubblicità, che può così togliersi di dosso un giudizio totalmente negativo e approcciarsi in maniera originale alle dinamiche della contemporaneità, che sempre più mettono al centro i bisogni e le istanze delle persone.

 

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Il fascino senza tempo delle sale giochi

sala gioco

Le sale giochi hanno rappresentato per moltissimo tempo il luogo dei sogni di tante persone, specialmente ragazzi e ragazze, che in quell’ambiente hanno sviluppato una passione condivisa per il gioco.

Oggi, a causa soprattutto del lockdown e della ormai reiterata chiusura del settore e delle sale giochi, queste ultime sembrano aver perso il loro fascino senza tempo, il loro ruolo simbolico. A ciò si aggiungono gli investimenti sempre maggiori nel gaming online, nei videogiochi e in tutte quelle applicazioni collegate che è possibile utilizzare comodamente da casa. È oggi possibile recuperare una centralità di questo fenomeno? Se sì, in che forma?

 

Quando nascono le sale giochi

Le sale giochi sono un fenomeno relativamente recente. I primi rudimentali giochi arcade, come macchinette e flipper, nascono negli anni ‘30, ma appassionano solamente una piccola parte della popolazione. Negli anni ‘50, nel pieno della guerra fredda e dei primi sviluppi informatici, ne vengono creati alcuni allo scopo di testare il livello di intelligenza dei computer.

Poi, dagli anni ‘70, inizia l’epopea dei videogiochi con i cabinati a moneta e il mito delle sale giochi: nascono colossi come Pacman (Namco) e Space Invaders (Taito), a cui presto se ne aggiungono moltissimi altri. Questi apparecchi dai colori sgargianti e dalle mille varietà sembravano, all’epoca, dei veri e propri miracoli tecnologici. Oggetti diventati poi di culto e che hanno attratto diverse generazioni e tantissime persone.

Sono gli Stati Uniti a poter essere considerati i padri fondatori dei videogiochi con ATARI e Pong, ma è in Giappone che il fenomeno delle sale giochi si è sviluppato più che in altri paesi (fino circa agli anni 2000, quando la tecnologia occidentale supera in attrattività quella nipponica). Si pensi ai grandi nomi degli anni ‘80, come Nintendo e Sega, tra le aziende più importanti del mondo videoludico. 

Tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio dei 2000, le sale giochi hanno vissuto un boom incredibile grazie all’avvento di nuove tecnologie e all’evoluzione dei giochi più tradizionali proposti in nuove versioni.

 

Dalle sale giochi ai videogiochi online

Un boom che si è arrestato solo con lo sviluppo di più sofisticati sistemi videoludici, come gli attuali videogiochi, ormai prodotti culturali di primissimo rilievo, e tutti gli altri dispositivi disponibili a casa, che, grazie agli enormi passi avanti fatti dalle reti e dalle connessioni domestiche, facilitano e trasformano la maggior parte delle nostre attività quotidiane.

Il gaming oggi è diventato una vera e propria industria che sfiora i 100 miliardi di dollari in tutto il mondo, e che grazie all’emergenza epidemiologia che ha costretto le persone a restare nelle proprie abitazioni, sta continuando a crescere con numeri vertiginosi.

Si pensi ad esempio agli eSports, le competizioni di videogiochi a livello professionistico, un settore sempre più in crescita, che da nicchia riservata e seguita da pochi appassionati si è trasformato in un’industria seguita da decine di milioni di persone in tutto il mondo. Un universo soggetto a continui investimenti, e che potrebbe essere la strada per nuove interessanti opportunità di business.

 

Recuperare la socialità grazie alle sale gioco

La pandemia ha praticamente ridotto a zero la socialità delle persone. Nell’ultimo anno sono stati vietati la maggior parte dei contatti sociali a causa di una serie di provvedimenti volti a contenere la diffusione del COVID-19, i quali però, contestualmente, hanno accentuato l’individualità e la solitudine delle persone.

Ma gli investimenti nel settore del gioco, come detto, sono aumentati e riguardano anche gli stessi apparecchi del gioco pubblico legale, come le slot machine e le Vlt, che a dispetto della chiusura hanno beneficiato negli ultimi anni di importanti evoluzioni tecnologiche.

E se proprio le sale gioco, ormai da tempo dimenticate, si rendessero promotrici, una volta finita l’emergenza sanitaria, di un recupero importante della socialità? Se proprio esse, luoghi dei sogni degli adolescenti della seconda metà del Novecento, ridiventassero una delle mete più gettonate per costruire relazioni e amicizie?

Questo sarebbe possibile in una forma moderna e in una forma classica delle sale gioco. Per quanto riguarda la prima, esistono oggi dei “centri gioco” che aiutano le persone a diventare bravi giocatori nei videogiochi, formandoli come futuri partecipanti di eSports. Delle strutture che cavalcano in pieno i trend del momento e che potrebbero definitivamente esplodere alla fine delle restrizioni.

Una seconda via riguarda invece le sale da gioco vintage che potrebbero riportare gli adulti in un nostalgico passato, rivivendo gli anni più amati della loro adolescenza e non solo. Per non dimenticare, poi, l’apertura delle attuali sale del gioco pubblico legale che permetterebbero a moltissime persone di tornare a vivere una passione che, da sempre, è insita nella stessa natura dell’essere umano.

Insomma, una spinta alla socialità e una potenziale occasione per recuperare la possibilità di seguire liberamente e in compagnia il gioco, una passione che condividono milioni di persone. Una prospettiva in cui le sale gioco potrebbero avere un ruolo di assoluto rilievo.

 

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Il gioco nella provincia: attività oziosa o libertà di espressione?

gioco pubblico provincia

Il gioco pubblico legale non ha mai goduto di una reputazione positiva. In particolar modo nelle zone di provincia del nostro Paese. Ma quanto sono fondate queste considerazioni? È davvero così?

Oltre ai consueti pregiudizi che esistono nei confronti dell’intero settore del gioco pubblico e di tutti gli elementi che lo riguardano (come sale gioco, slot machine, lotterie, scommesse, poker), il pensiero comune è che, per sopportare la noia e la vita abitudinaria di un piccolo paese di provincia, le persone si lasciano andare rovinosamente al gioco, imboccando una direzione pericolosa e moralmente, da sempre, denigrata.

Ma queste illazioni sono dimostrate o dimostrabili? Quali possono essere le reali motivazioni che spingono una persona a giocare? La questione è più eterogenea e articolata di quel che si pensa e necessita di un approfondimento mirato.

 

La frenetica vita della città

Fin da quando se ne ha memoria, la vita nei piccoli e medi paesi della provincia Italiana è molto diversa da quella delle città. Abitudini diverse, ritmi frenetici, corse quotidiane, ostacoli, ripetuti impegni, imprevisti scandiscono lo scorrere della vita nelle metropoli come un orologio impostato alla massima velocità. In questi spazi non rimane il tempo di fermarsi a pensare: tutto è così veloce da non lasciare il tempo di riflettere su ciò che succede nel mondo, su ciò che succede negli ecosistemi che viviamo. Un caffè al volo la mattina, una pausa pranzo veloce e via di nuovo nel caos frenetico dei movimenti della folla.

Una corsa all’oro fermata, solo per il momento, da una pandemia mondiale che ha spezzato la regolarità della nostra velocità.

 

La provincia e il ritorno a una vita più lenta

La provincia, per molti versi, si posiziona nell’angolo opposto. Rappresenta il rientro di molti lavoratori, lo spazio desiderato di chi sogna una vita tranquilla e lontana dal caos quotidiano delle metropoli e il rifugio sicuro di chi ama godersi i momenti. Nella provincia, infatti, sono molto più frequenti le occasioni di distrazione e di rilassatezza, come può essere quella del gioco pubblico. Nonostante la funzione evasiva del gioco, il comparto del gioco pubblico viene da sempre etichettato come un male da estirpare e come la rovina di molte famiglie e persone perbene che, bloccate in un vortice di dipendenza, finiscono per distruggere la propria vita e quella dei propri cari.

In provincia, si dice, è facile lasciarsi andare, trasformare un semplice hobby in una dipendenza per spezzare la monotonia e la noia della quotidianità. E se invece si guardasse il fenomeno da una prospettiva diversa? Se guardassimo il tempo investito negli hobby e nel gioco come una possibilità per mettere veramente sé stessi al centro della propria vita e dedicarsi alle attività che più ci piacciono?

 

La prospettiva slow: il recupero di una lentezza ormai perduta

La prospettiva di un approccio più slow è nata ormai diversi anni fa e ha influenzato molti ambiti della vita quotidiana. Si parla, per esempio, di slow food, una prospettiva che mira a preservare le cucine regionali e tradizionali (magari utilizzando coltivazioni a chilometro zero), e a legare nuovamente il concetto di cibo allo stare in compagnia, rievocando i tempi passati e contrapponendosi alla cultura (ormai ampiamente diffusa nella nostra società) dello junk food e della più ampia categoria dello street food. Si parla di slow travel, un movimento che cerca di incoraggiare la piena integrazione del viaggiatore nella vita “locale”, meta del suo viaggio, attraverso un’immersione più profonda possibile nelle tradizioni e negli usi della zona; di slow education, che sta a significare un apprendimento dello studente lento e misurato ai vari saperi della vita; di slow cities, un’impostazione delle città che punta a favorire ritmi normali meno frenetici di quelli attuali.

 

Il gioco pubblico come elemento slow ed elemento per esprimere sé stessi

Questo recupero della lentezza si tramuta in una quotidianità vissuta a ritmi adatti all’orologio biologico e fisiologico dell’uomo. Nella provincia, questo tipo di vita non è un’utopia come può esserlo nella città, ma una concreta possibilità. Mantenendosi a distanza dagli innumerevoli impegni che scandiscono i minuti e le ore della giornata metropolitana, in provincia una persona ha spesso l’occasione di dedicarsi, nel tempo libero, a tutte quelle attività da sempre desiderate che, per un motivo o l’altro, sono state continuamente rimandate e posticipate. L’artigianato, il fai da te, il giardinaggio, il modellismo, i videogiochi, gli sport della mente come gli scacchi e molte altre ancora.

Tra queste c’è sicuramente il gioco pubblico, che ricordiamo essere spesso additato come uno dei mali della società ma che invece per molti rappresenta una ricerca di sollievo, di benessere, una distrazione dalle fatiche quotidiane e una passione che ognuno ha il diritto di poter coltivare. In più il mito metropolitano del gioco d’azzardo come rovina è empiricamente infondato: nessuno gioca per rovinarsi economicamente.

Esiste un gioco pubblico, libero e legale proprio per evitare che l’assenza di regole prenda il sopravvento generando rischi per la salute dei giocatori stessi sicuramente da proteggere. Un gioco che rappresenta, per gli appassionati, una via d’uscita dallo stress della quotidianità e una vera e propria libertà di espressione, distante dalle critiche e dai pregiudizi offuscati del “pensiero comune”.

Si parla sempre di libertà dell’uomo e di diritti della persona, di tutte le persone, in maniera sempre più forte: sarebbe ora di smettere di criticare le azioni degli altri, e di incoraggiare invece a perseguire ciò che ci rende veramente noi stessi.

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